La guerra troppo lunga

I vertici delle forze armate statunitensi hanno avvertito Hegseth di non concordare con l’estensione senza fine della guerra. Tra le altre notizie: si avvicina il voto in Sassonia-Anhalt, l’Italia conferma la sospensione di Schengen con la Spagna, e un supervulcano nascosto in Regno Unito

La guerra troppo lunga
foto dominio pubblico, CENTCOM

I capi delle forze armate statunitensi hanno avvertito il segretario alla Difesa Hegseth che prolungare ulteriormente le operazioni su larga scala contro l’Iran è insostenibile: si rischia, sostengono i militari, di indebolire la capacità degli Stati Uniti di affrontare qualsiasi altro tipo di minaccia, altrove e anche negli Stati Uniti stessi. Lo riporta il Washington Post, che ha avuto accesso a un documento classificato del 14 agosto che aggiornava Hegseth sulla disponibilità mondiale di navi, aerei e personale. Le lamentele sono state espresse dai capi di Esercito, Marina e Aviazione, e dai comandanti disposti in Europa, Asia e America Latina — spaventati dallo scenario che le truppe restino impegnate con il conflitto con l’Iran fino a settembre o anche fino al 2027. La forma del dissenso è tecnica, ma molto forte: i vertici dei comandi regionali hanno registrato sotto “non-concur” — non concordano — l’ordine di prolungare gli schieramenti, pur dovendolo eseguire. L’analisi più secca è arrivata a Hegseth dall’ammiraglio Daryl Caudle: la Marina non può sostenere l’attuale livello di impegno militare senza che ci sia una data di fine prevista. La manutenzione dei materiali della Marina è compromessa al punto da mettere a repentaglio la disponibilità della flotta statunitense in caso di altri conflitti. Esercito e Aviazione hanno concordato con gli ordini arrivati da Hegseth, ma i vertici hanno comunque rilevato che ci sono “rischi significativi” nel continuare l’impegno militare senza apparentemente una strategia. (the Washington Post, dietro paywall)

La situazione al Pentagono è particolarmente affaticata, e non è più un segreto: il segretario dell’Esercito statunitense, Daniel Driscoll, ha rassegnato le proprie dimissioni, dopo mesi di tensioni con Hegseth, riporta un retroscena del Wall Street Journal. Driscoll, veterano dell’Iraq e finora vicinissimo a JD Vance, da mesi aveva fatto intendere di voler lasciare il Pentagono prima delle elezioni di metà mandato — probabilmente per prepararsi in vista di un ruolo nella squadra di Vance per il 2028. Ma al momento non è affatto chiaro quale sarà il futuro politico del vicepresidente. Con lui se ne va anche il sottosegretario Dave Fitzgerald — sono solo gli ultimi due nomi di quella che sta diventando una lista piuttosto lunga: ad aprile è stato licenziato il segretario della Marina John Phelan, e nel corso dell’anno Hegseth ha rimosso decine di funzionari anche di rango alto, come il vice capo dell’Esercito James Mingus e il generale Christopher Donahue, che si occupava della pianificazione statunitense contro l’aggressione russa in Ucraina. (the Wall Street Journal, dietro paywall)

Trump ignora, o finge di ignorare, quanto sia grave la crisi: il presidente statunitense ha scritto sul proprio social privati che l’Iran è “ufficialmente un paese fallito,” “senza Marina, senza Aviazione, senza moneta,” dove l’inflazione è “al 300%.” La Casa bianca insiste che ora gli Stati Uniti controllano lo stretto di Hormuz possono navigare senza problemi — ma semplicemente non è vero: ancora domenica Tanker Trackers ha misurato il transito 3,8 milioni di barili al giorno nella scorsa settimana — durante il breve cessate il fuoco, quando davvero si poteva passare attraverso lo stretto, seppur non senza timori, passavano 9,8 milioni di barili al giorno. (the Guardian)