Riconoscere il vero nemico

Khamenei scrive ai leader dei paesi musulmani invocando l’unità contro “il vero nemico.” Tra le altre notizie: le IDF hanno colpito un ospedale, di nuovo; Ranucci contesta la propria rimozione da Report; e Sony Music e Warner Chappell hanno fatto causa ad Anthropic

Riconoscere il vero nemico
Foto: CC BY 4.0 khamenei.ir

In un comunicato pubblicato in occasione della Settimana dell’unità islamica, Khamenei ha chiesto ai paesi musulmani, “in particolare quelli del golfo,” di unirsi contro il loro “vero nemico”: “La mia raccomandazione insistente e ripetuta ai governanti dei paesi islamici, specialmente dell’Asia occidentale e del Golfo, è di identificare il vostro vero nemico, comprendere il suo piano, e affrontarlo.” Le divisioni tra musulmani, sottolinea Khamenei, servono gli interessi degli avversari. La Guida suprema iraniana si chiede esplicitamente: “La nazione palestinese sarebbe così indifesa, soggetta all’oppressione e ai crimini degli occupanti, se i musulmani fossero uniti?” Citando Stati Uniti e Israele, Khamenei accusa: “Si sforzano di trasformare varie differenze, etniche, culturali, sociali, economiche, politiche e geografiche in pretesti per creare discordia tra i musulmani in Iran e in qualsiasi altro paese islamico.” “I governanti criminali dell’America e il falso regime sionista sono nemici giurati dell’unità e dell’amicizia” tra paesi musulmani, ha scritto Khamenei. “Non sono solo nemici della Repubblica islamica e della nazione iraniana, così come del vasto fronte della resistenza islamica; nutrono anche animosità verso l’intera Ummah musulmana, comprese le nazioni dell’Asia occidentale e del Nord Africa.” (Sito internet della Guida suprema iraniana)

Il presidente del parlamento iraniano Ghalibaf ha risposto sarcastico alle minacce del segretario al Tesoro statunitense Bessent, secondo cui le nuove sanzioni statunitensi avrebbero “schiacciato l’economia iraniana.” Rispondendo al dato citato da Bessent — 130 milioni di barili di petrolio fatti passare in 2 settimane; una dato che non è solo molto inferiore al traffico precedente all’aggressione, ma soprattutto che non è corroborato da nessuna fonte indipendente — Ghalibaf chiede di tenere conto dei “veri 130,” i miliardi che è costata finora la guerra. Non ci sono dati confermati su quanto petrolio stia riuscendo a passare dallo stretto di Hormuz. Gli unici dati che si possono considerare sicuri, o per lo meno confermabili, sono quelli di Kpler, sui trasporti visibili, con transponder acceso — che però sono 29 milioni alla settimana, molto meno di quanto detto da Bessent. Goldman Sachs ha stime simili a Bessent, tra 8 e 10 milioni di barili al giorno, ma queste stime includono trasporti fantasma, a transponder spento. (X)

Il timore di molti è che la guerra economica possa sfuggire di mano all’amministrazione Trump II, come è successo con la guerra armata. L’analista Sina Toossi scrive sul Guardian che, siccome Teheran non ha strumenti per rispondere in modo analogo alla guerra economica, è lecito aspettarsi che alle pressioni statunitensi l’Iran risponderà con azioni anche militari nella regione, a partire dal blocco delle altre rotte petrolifere usate per aggirare lo stretto di Hormuz. Toossi spiega: “L’Iran non può sconfiggere economicamente gli Stati Uniti, ma può rendere il proprio strangolamento proibitivamente costoso per Washington.” Insomma: si apre una fase di erosione, in cui l’amministrazione Trump II scommette sul crollo dell’economia iraniana, mentre Teheran ritiene che la tolleranza statunitense al conflitto, e ai suoi costi, finirà prima delle proprie risorse. (the Guardian)