Fuori tempo massimo
I repubblicani candidati alle elezioni di metà mandato fanno i conti con la realtà: andranno al voto con la guerra contro l’Iran ancora in corso. Tra le altre notizie: il nuovo movimento studentesco in India, il Sindacato dei miliari contro Futuro nazionale, e il nuovo modello di OpenAI
Un retroscena di POLITICO raccoglie la frustrazione dei candidati repubblicani alle elezioni di metà mandato, ora che ormai è chiaro che Trump non riuscirà a chiudere la guerra contro l’Iran prima del voto. Sono mesi che deputati e senatori chiedono alla Casa bianca una via d’uscita dal conflitto, preoccupati all’idea di affrontare il voto con la guerra ancora aperta — e con il costo della vita che di conseguenza continua a crescere. Tra i candidati ormai c’è la rassegnazione che le proprie richieste restano inascoltate dall’amministrazione Trump II. “Bisogna fare pace con il mondo in cui viviamo, non con quello in cui vorresti vivere nei prossimi 60 giorni,” ha commentato fatalista il consigliere elettorale Matt Mackowiak. Lo ha ammesso direttamente anche il vicepresidente JD Vance, che insiste che quella contro l’Iran non sia una “guerra,” ma che ha ammesso di non sapere quando la non–guerra finirà: “Dovreste chiederlo agli iraniani,” ha sbottato. È il riconoscimento implicito che la situazione sia sfuggita di mano: gli Stati Uniti possono vantare la propria superiorità militare, l’efficacia delle pressioni economiche, ma Teheran considera la guerra una minaccia esistenziale, e non mostra nessuna intenzione ad accettare i termini massimalisti di Washington per mettere fine al conflitto. Trump, nel frattempo, insiste che la guerra finirà in tempi brevi, ma al tempo stesso sostiene di non aver fretta di negoziare — una solfa che si ripete da mesi, senza accorgersi del controsenso implicito. (POLITICO / ABC News)
Nelle scorse ore il segretario del Tesoro Bessent ha celebrato l’adesione dell’Unione europea all’Operazione Economic Outcast — le nuove dure sanzioni contro l’Iran: “Apprezziamo la loro posizione ferma e tempestiva,” ha scritto su X Bessent, in un raro complimento da parte di Washington nei confronti di Bruxelles. “Il mondo sta inviando un messaggio chiaro al regime iraniano: non ci fermeremo finché non sarà stata recisa ogni residua ancora di salvezza finanziaria.” In realtà, la Commissione europea non ha mai detto di volersi unire alla guerra economica — il comunicato della Commissione che Bessent linka, in realtà, risale all’apertura del G20 Finanza, e si limita a elencare le crisi che il blocco sta affrontando. Si riporta, sì, che l’UE ha “adottato sanzioni di ampia portata per impedire all’Iran di sfruttare l’economia e il sistema finanziario globale,” ma non c’è nessun riferimento alle azioni dei giorni scorsi, o a future operazioni con gli Stati Uniti. (X / Commissione europea)
Inizia a farsi chiarezza, nel frattempo sull’attacco della casa in cui si stava celebrando un matrimonio — in cui sono morte 5 persone, e in cui ne sono rimaste ferite 67. Un’inchiesta di Reuters, basata su immagini verificate e sull’analisi di 4 esperti di armamenti, conclude che non si sia trattato di un incidente: l’edificio è stato probabilmente colpito direttamente da una munizione statunitense; non dai frammenti dell’attacco contro una torre per le telecomunicazioni situata a 135 metri di distanza, e nemmeno da un missile antiaereo iraniano fuori traiettoria — due delle teorie che erano emerse nei giorni scorsi mentre gli Stati Uniti cercavano di sfuggire dalle proprie responsabilità. Il Centcom ha aperto una revisione interna, mentre Vance, interrogato sull’episodio, ha prima messo del tutto in dubbio la notizia — nonostante l’incidente sia confermato anche dalla Mezzaluna rossa — e poi ha minimizzato: gli Stati Uniti “non prendono mai di mira i civili,” ma “purtroppo, a volte, succedono cose.” È impossibile aspettarsi qualsiasi forma di giustizia per le persone bombardate senza motivo: stiamo parlando dello stesso esercito che deve ancora rendere pubblica l’indagine sull’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare, in cui sono state assassinate più di 150 persone, in gran parte bambini e insegnanti. (Reuters / Axios / the Guardian)