Manifestare è terrorismo adesso
Le autorità francesi hanno attivato contro alcuni manifestanti le misure introdotte dopo il massacro al Bataclan. Tra le altre notizie: la Bolivia annuncia lo stato di emergenza per el Niño, Forza Italia ci riprova con la divisione delle carriere, e la NASA cerca un piano per salvare l’Hubble
Il terzo atto delle proteste del movimento studentesco francese si è tenuto ad Halloween, per cui tantissimi sono scesi in strada in costume. La mobilitazione è stata anche questa volta una cosa seria: 500 mila manifestanti secondo gli organizzatori — e anche i numeri del ministero dell’Interno francese, come sempre al ribasso, sono molto alti, con 320 mila persone confermate in strada. È una mobilitazione due volte impressionante, se si considera il livello di repressione con cui il movimento deve confrontarsi: 70 mila poliziotti e gendarmi schierati in tutto il paese, con unità antiterrorismo, blindati e 40 mila controlli in un solo giorno, che hanno portato a quasi 300 fermi. Da venerdì le autorità francesi hanno iniziato una ulteriore escalation, trattando chi protesta come terroristi: il ministro dell’Interno ha attivato contro decine di militanti, tra cui un numero imprecisato di MICAS, le mesures individuelles de contrôle administratif et de surveillance — che comprendono obblighi di dimora con firma al commissariato. Per le persone colpite con le MICAS, la giustizia viene ribaltata: non è più lo stato a dover dimostrare che sono pericolose, ma sono direttamente loro a dover dimostrare di non esserlo. Le MICAS, introdotte in risposta agli attentati del 13 novembre 2015, nel contesto dello stato d’emergenza, sono entrate nel diritto comune francese con leggi del 2017 e poi del 2021 — rendendo strumenti eccezionali antiterrorismo uno strumento ordinario. A riceverle, tra gli altri, Omar Alsoumi, portavoce di Urgence Palestine e Jérôme Duboeuf, sindacalista di Solidaires, accusato di “un tentativo di blocco di un centro commerciale durante una giornata di sciopero” — un’azione che secondo le autorità francesi ora è paragonabile alla strage del Bataclan. Non è chiaro quanti manifestanti abbiano ricevuto notifiche MICAS, ma il gruppo legale di Soulèvements de la Terre parla di un numero di destinatari “sbalorditivo.” La tempistica delle notifiche, la sera prima delle proteste, ha reso effettivamente impossibile qualsiasi ricorso prima delle manifestazioni. (Révolution Permanente / Mediapart / Soulèvements de la Terre)
La repressione non finirà qui: durante gli scontri a Parigi un gendarme è stato colpito da una molotov — secondo Nuñez sarebbe un “tentato omicidio” — e le FdO hanno risposto con violenza eccessive in diverse città, a Parigi, Lione, Tolosa, tra le altre. Su 160 proteste in tutto il paese, 150 si sono svolte in modo pacifico — ma secondo Nuñez nelle altre c’è stato un livello di violenza “straordinario,” che quindi giustifica pienamente il livello di repressione, secondo il ministro. Il prossimo appuntamento è già per questa settimana: per lo sciopero del 5 novembre, per il quale i sindacati si aspettano una grande affluenza. (the Guardian)
Anche in Italia la repressione si fa più pesante a ogni protesta: venerdì sera, a Roma, finiti i cortei, centinaia di persone hanno provato a proseguire verso il Parlamento: sono state accerchiate su viale Aventino da agenti in tenuta antisommossa, che hanno posto come condizione per uscire dalla stretta l’identificazione e la minaccia di una multa da 3.000 euro. Il manifesto, che ha seguito la serata col centralino della rete legale Hub for Defenders, riporta che la questura ha chiesto all’Atac di quantificare la durata dell’interruzione del servizio per contestare a tutti il blocco stradale. Hub for Defenders ricorda che in Italia l’accerchiamento non ha alcuna disciplina di legge: né limiti di durata, né modalità di uscita, né garanzie, “soprattutto quando coinvolge indiscriminatamente centinaia di persone, comprese quelle che non rappresentano una minaccia e chi si trova casualmente nell’area.” Poche ore dopo, sabato mattina, la Digos e la Polizia postale hanno eseguito 60 perquisizioni in 23 città in tutta Italia, contro persone che “nelle chat e nelle piattaforme social avevano incitato a compiere violenze,” oppure che avevano esibito oggetti contundenti sui social, o ancora che promuovevano le mobilitazioni successive — cose che, converrete, sono piuttosto diverse tra loro. Sono state sequestrate 5 repliche di pistola, un coltello “rudimentale” (sic), un frangivetro, abiti neri e 11 cellulari “di interesse investigativo.” Nessuno dei destinatari è accusato di terrorismo — almeno per ora? — ma il meccanismo è lo stesso di quello francese: il diritto di manifestare non viene abolito, ma viene reso costoso e pericolosissimo. (il manifesto / Adnkronos)