Trump promette il cessate il fuoco, le IDF lo infrangono immediatamente
Il cessate il fuoco in Libano è necessario per sbloccare la trattativa con l’Iran, ma sarà difficile preservarlo. Tra le altre notizie: l’esplosione di religiosità tra i giovani uomini statunitensi, Milano conferma il gemellaggio con Tel Aviv, e l’industria per combattere i deepfake
È entrato in vigore un cessate il fuoco di 10 giorni tra Libano e Israele. Lo ha annunciato Trump, che poi ha anche detto di star lavorando anche a un incontro faccia a faccia tra Aoun e Netanyahu, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. La notizia arriva nel contesto dell’intensificazione degli sforzi diplomatici di Washington per arrivare a un accordo con l’Iran: Teheran finora ha insistito fermamente sull’inclusione del Libano nell’accordo. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accolto positivamente la notizia, definendo la tregua “una richiesta libanese che abbiamo perseguito dal primo giorno della guerra.” In un discorso televisivo, Netanyahu ha parlato dell’opportunità per un “accordo di pace storico” con Beirut, avvertendo però che non c’era spazio per trattare sulla richiesta israeliana del disarmo di Hezbollah. Israele intende mantenere una “zona di sicurezza” di 10 km lungo il confine nel sud del Libano. Molti in Libano temono che il disarmo di Hezbollah verrà usato come pretesto per una nuova occupazione israeliana: Tel Aviv ha occupato il sud del paese dal 1982 al 2000. Anche dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’esercito libanese ha denunciato violazioni israeliane, inclusi bombardamenti intermittenti su diversi villaggi del sud. Hezbollah ha mostrato cautela, avvertendo che qualsiasi cessate il fuoco deve fermare completamente gli attacchi israeliani sul Libano ed essere rispettato da tutte le parti, e non deve garantire a Israele libertà di movimento nel Paese. In una nota, il partito invita le persone che sono state costrette a lasciare le proprie case nel sud del paese di non tornare ancora indietro: “Comprendiamo la profondità del vostro desiderio di tornare nei vostri villaggi e nelle vostre case, e apprezziamo la pazienza e la fermezza che avete dimostrato al mondo intero, ma vi esortiamo, per la vostra sicurezza e per le vostre preziose vite, a rimanere pazienti e a resistere.” (Truth Social / the New Arab / le Monde / X)
Arrivare a questo accordo non è stato facile: un retroscena di Al Mayadeen rivela che l’Iran sarebbe stato “più volte vicino” a riprendere lo scontro militare durante le trattative, con piattaforme missilistiche già pronte al lancio per difendere il Libano. Secondo una fonte della tv, Teheran avrebbe sospeso le operazioni di lancio in più occasioni in risposta a promesse sulla tempistica del cessate il fuoco in Libano, promesse che sarebbero state poi puntualmente disattese. Una seconda fonte riporta che la tregua sarebbe il risultato di “pressione diretta e sostenuta” da parte di Teheran. L’Iran teme che Netanyahu voglia far saltare l’intesa, ma spera che Trump sia in grado di controllare il proprio alleato. Secondo un secondo retroscena, di Middle East Eye, anche la diplomazia saudita si sarebbe spesa molto perché si arrivasse a un cessate il fuoco in Libano, in modo che le trattative con l’Iran non saltassero. Trump avrebbe ricevuto una telefonata personale da Mohammed bin Salman mercoledì, mentre l’Arabia Saudita cerca di inserirsi come secondo mediatore tra Iran e Stati Uniti. Il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan potrebbe incontrare la prossima settimana il segretario di Stato statunitense Rubio. Potrebbe accompagnarlo il ministro della Difesa Khalid bin Salman, fratello e stretto consigliere del principe ereditario. (Al Mayadeen / Middle East Eye)
Nel frattempo, la trattativa tra Stati Uniti e Iran sembra essere allo stallo. Secondo POLITICO Trump vorrebbe arrivare davvero a un accordo per mettere fine alla guerra, ma gli Stati Uniti devono confrontarsi con il dato di fatto che, nonostante la retorica vittoriosa, l’Iran ha dimostrato di poter assorbire blocchi e bombardamenti continuando a tenere sotto pressione i mercati globali. In passato la trattativa tra i due paesi è stata lenta e faticosa, e questa volta il tempo non è dalla parte di Washington: l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 aveva richiesto due anni di lavoro intenso. Per Europa e paesi asiatici il costo della crisi energetica rischia di essere altissimo, ma anche per Trump il costo politico è rilevante: la guerra è costata tantissimo, sia in termini economici che di vite umane, ed è difficile vantarsi di chiuderla con un accordo con termini peggiori dell’accordo che aveva stracciato nel 2018. (POLITICO)