Fuori tempo massimo

Trump ha esteso il cessate il fuoco, ma non è chiaro che sviluppo possa avere la trattativa. Tra le altre notizie: i ministri degli Esteri UE hanno difeso l’Accordo di associazione con Israele, la crisi del centrosinistra milanese sul gemellaggio con Tel Aviv, chi usa Mythos di nascosto

Fuori tempo massimo
foto dominio pubblico: Casa bianca / Daniel Torok

Trump ha annunciato un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, per consentire ulteriori negoziati di pace — che, dopo il fallimento del primo round condotto da JD Vance, non ci sono più stati. L’estensione è stata richiesta dai mediatori pakistani, che avevano ospitato i colloqui a Islamabad. Come in precedenza, Trump ha confermato che nonostante il cessate il fuoco il blocco navale, motivo per cui non ci sono più stati colloqui con Teheran, resta in essere. Trump sostiene che l’estensione sia necessaria per “il grave stato di frammentazione del governo iraniano”: il tempo ulteriore dovrebbe servire, in teoria, a Teheran per presentare una “proposta unitaria.” In realtà, Teheran finora non ha dimostrato, almeno in pubblico, di avere una leadership frammentata, ed è dall’inizio della guerra piuttosto fermo sulle proprie richieste — comprese quelle che per gli Stati Uniti sono indubbiamente massimaliste. Il ministero degli Esteri iraniano Araghchi ha sottolineato di nuovo che “il blocco dei porti iraniani è un atto di guerra e quindi una violazione del cessate il fuoco.” “L’Iran sa come neutralizzare le restrizioni, come difendere i propri interessi e come resistere al bullismo.” (Truth Social / X)

Trump non ha specificato quanto durerà l’estensione del cessate il fuoco, ma secondo un retroscena di Axios si parla di altri “3–5 giorni” — per “riorganizzarsi,” “get their shit together,” nell’originale della fonte anonima statunitense. Il report sostanzia anche l’affermazione di Trump sulla leadership “frammentata” in Iran — secondo le fonti di Axios le molte uccisioni ai vertici hanno creato un vuoto di potere per cui ora alcuni funzionari statunitensi temono che non ci sia più una persona con sufficiente autorità per “accettare” un accordo con Washington. In queste settimane i termini della trattativa non sono cambiati, in un vero proprio stallo alla messicana, in cui gli Stati Uniti sono in vantaggio militare, ma l’Iran è in netto vantaggio politico ed economico. (Axios / the New Arab)

Ogni giorno gli effetti del blocco dello stretto di Hormuz potrebbero si fanno più grandi: Associated Press spiega come la chiusura si ripercuota su una grande gamma di beni di consumo quotidiano, non solo sui prezzi del carburante, perché i petrolchimici derivati da petrolio e gas naturale sono alla base di migliaia di prodotti. Gli esempi sono i più disparati: già nei giorni immediatamente successivi all’inizio della guerra i materiali per costruire peluche (!) erano aumentati tra il 10 e il 15%. Secondo il dipartimento dell’Energia statunitense sono almeno 6.000 le tipologie di prodotto di consumo quotidiano che sono colpite dalla guerra, essendo prodotti con petrolchimici derivati: dalle tastiere per computer ai rossetti, dai pigiami alle lenti a contatto morbide, dai detersivi alla schiuma da barba, dalle dentiere alle corde in nylon per chitarra. Finora, per molte persone al di fuori della zona di conflitto, l’effetto più tangibile e immediato della guerra è stato l’impennata dei prezzi della benzina. Ma presto le cose potrebbero cambiare, con molteplici aumenti contemporanei: per il costo delle materie prime, e per il costo dei trasporti. (Associated Press)