Vi terrete la benzina carissima e ve la farete piacere
Con la strattativa in stallo, anche i funzionari statunitensi hanno smesso di fare promesse su quando rientreranno i prezzi del carburante. Tra le altre notizie: al G7 Ambiente di Parigi non si parlerà di crisi climatica, l’economia disastrata dal governo Meloni, e Apple contro l’FBI
Nonostante i tentativi diplomatici — il cessate il fuoco — e quelli militari — il blocco navale — è chiaro che l’Iran mantiene il controllo dello stretto di Hormuz, e senza grandi deflagrazioni, gli Stati Uniti non sono in grado di cambiare questo dato di fatto. Negli ultimi giorni la circolazione attraverso lo stretto è diventata una vera e propria cartina tornasole dell’andamento della guerra: martedì i guardiani della rivoluzione hanno concesso il passaggio a una nave, mercoledì più imbarcazioni hanno cercato di attraversare lo stretto, ma si sono fermate dopo che le forze iraniane hanno attaccato due navi cargo. Le navi autorizzate, che possono essere anche non necessariamente legate all’Iran, seguono una rotta che costeggia l’Iran, non le due corsie principali utilizzate prima della guerra: dall’inizio della guerra a domenica scorsa sono passate 398 navi, per una media di 9 al giorno. Nelle scorse ore il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha dichiarato: “Il cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato” “e se si ferma la politica bellicosa sionista su tutti i fronti.” “La riapertura dello Stretto di Hormuz è impossibile con violazioni così flagranti del cessate il fuoco.” “Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare, e non li raggiungeranno con la prepotenza. L’unica via da seguire è riconoscere i diritti della nazione iraniana.” (the New York Times / X)
Quando Trump ha annunciato l’estensione del cessate il fuoco erano emersi retroscena che parlavano di 3–5 giorni di estensione, che però nelle scorse ore la Casa bianca ha smentito. Il nuovo cessate il fuoco, quindi, non ha una data finale propriamente definita. È difficile stabilire se sia uno sviluppo positivo o negativo: se da un lato si evita che si torni alla trattativa con la minaccia del conto alla rovescia per nuovi attacchi, d’altro canto, però, la notizia non è riuscita a calmare i mercati: il petrolio ha continuato il proprio rimbalzo verso prezzi più alti dei giorni precedenti, effettivamente ignorando l’annuncio di Trump. Per l’amministrazione statunitense si tratta della sconfitta più bruciante: Trump ha condotto le prime settimane di guerra promettendo ripetutamente che il prezzo dei carburanti sarebbe non solo sceso in fretta alla fine della guerra, ma che sarebbe sceso a prezzi inferiori a quelli anteguerra. Ora, anche se i funzionari dell’amministrazione Trump II cercano di mantenere toni rassicuranti, nessuno si prende l’impegno di dire entro quando la crisi finirà, mentre addetti d’industria e analisi ti ripetono che i prezzi resteranno elevati a lungo anche dopo la fine dei combattimenti, tra i lavori di riparazione necessari in molti giacimenti e impianti, e la mancanza di fiducia degli armatori nell’attraversare lo stretto di Hormuz — anche quando ci sarà una riapertura formale. Nei giorni scorsi il segretario all’Energia Wright si era discostato dalla linea ufficiale, anticipando che il prezzo dei carburanti non sarebbe sceso sotto i 3 dollari al gallone prima della fine dell’anno. Wright ha poi tirato indietro la mano, sotto pressione politica, ma, durante un’udienza al Senato, ha specificato seccamente: “Nessuno può offrire garanzie sul futuro,” per quanto riguarda i prezzi di carburanti e energia. (Axios / X / Trading Economics / POLITICO / CNN / POLITICO / the Hill / POLITICO)
Intanto, le operazioni di pirateria degli Stati Uniti si allargano: un’esclusiva di Reuters riporta che le forze militari statunitensi hanno intercettato negli ultimi giorni almeno 3 petroliere battenti bandiera indiana in acque asiatiche. Le navi intercettate sono la Deep Sea, un supertanker parzialmente carico, la Sevin, una petroliera più piccola, entrambe fermate al largo della Malesia, e la Dorena, un supertanker completamente carico, con 2 milioni di barili di greggio, intercettato al largo della costa meridionale dell’India. Secondo il retroscena le forze statunitensi potrebbero aver intercettato anche una nave, la petroliera Derya, che non è riuscita a scaricare il proprio greggio iraniano in India, e di cui si sono perse le tracce venerdì. (Reuters)
L’Italia, nel frattempo, ha formalizzato il proprio impegno a inviare 4 navi nello stretto di Hormuz una volta arrivati a un accordo di pace, nel contesto della missione internazionale che ha, tra i propri obiettivi, quello di assistere allo sminamento dello stretto. La Marina militare dovrebbe inviare 2 cacciamine operative, insieme a un’unità di scorta e un’unità logistica. (Adnkronos)