Più fascismo, giusto in tempo per il 25 aprile
La pezza di Mattarella non cambia la sostanza repressiva del decreto sicurezza. Tra le altre notizie: Trump vuole che le aziende statunitensi ricostruiscano le strutture bombardate nel Golfo, dove prendere i soldi per la crisi energetica, e i lavoratori di Samsung minacciano 18 giorni di sciopero
La Camera ha convertito in legge il decreto sicurezza a meno di 24 ore dalla scadenza — che in modo simbolico sarebbe stata oggi, il 25 aprile — con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. Immediatamente a seguire, un Consiglio dei ministri ha approvato un decreto correttivo sui rimpatri, e a fine giornata, alle 17, Mattarella ha promulgato il primo provvedimento ed emanato il correttivo. Il pacchetto, un coagulo di misure repressive e nominalmente per “tutelare” le FdO, ha avuto un iter travagliato, segnato nelle ultime settimane dal tentativo di codificare un premio monetario per gli avvocati di persone migranti che accoltellavano alle spalle i propri clienti e ne facilitavano la deportazione. Un meccanismo platealmente in tensione con il diritto alla difesa garantito in Costituzione, su cui era esploso lo scontro quando persino l’avvocatura si era dissociata. Nei giorni scorsi il sottosegretario Mantovano è salito al Quirinale per un confronto, perché si temeva che Mattarella non controfirmasse il provvedimento. (ANSA)
È caritatevole descrivere la soluzione concordata con Mattarella come una pezza. È così che sul decreto legge n. 55, del 24 aprile 2026, in vigore da oggi, si legge: “Il comma 2 dell’articolo 30-bis del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2026, n. 54, è abrogato.” Insomma, l’articolo 30 bis a tutti gli effetti viene abrogato nello stesso momento in cui dovrebbe entrare in vigore. Il testo partirà dal Senato, e andrà convertito in legge entro fine giugno — in caso contrario, sarebbe a tutti gli effetti valida la norma che premia gli avvocati traditori. Si tratta di una soluzione a cui il presidente, che negli anni ha sistematicamente chiuso entrambi gli occhi firmando numerosi “decreti sicurezza” di esplicito intento repressivo contro i cittadini del suo paese, è voluto arrivare per evitare di aprire uno scontro aperto con il governo. Il decreto correttivo mantiene il contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di “rimpatrio volontario” (!) ma indipendentemente dall’esito della richiesta. L’accesso al premio per le deportazioni non sarà più riservata esclusivamente agli avvocati: potranno beneficiarne anche associazioni e onlus. Sarà il Viminale a stabilire poi i termini della collaborazione con chi vorrà farsi complice dello schema del governo: il budget annuo, previsto per le annualità 2027 e 2028, è di 561.495 euro, con cui lo stato intende pagare i lavori di deportazione di 913 persone. (Gazzetta Ufficiale)
Raggiungendo livelli di performatività ancora inesplorati, durante la seduta alla Camera c’è stato una specie di scontro di cori: in apertura le forze di opposizione hanno cantato “Bella ciao,” e prima del voto finale i deputati di FdI hanno risposto cantando l’inno di Mameli, a cui si sono uniti anche i deputati dell’opposizione, “con Angelo Bonelli maestro d’orchestra,” scrive Paola Di Caro. Il capogruppo M5S Ricciardi ha aperto il proprio intervento augurando “buon 25 aprile” “a chi si sente legato ai giovani partigiani che hanno liberato il paese.” Salvini e i deputati leghisti si sono tenuti fuori dai cori — non hanno cantato nemmeno l’inno — e Salvini è arrivato a descrivere il cantare “Bella ciao” “una mancanza di rispetto.” Fratoianni, parafrasando Vittorio Foa, ha rivendicato che la sinistra di oggi è erede “di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha nel simbolo del partito la fiamma tricolore del Msi come La Russa di poter dire che il 25 Aprile è la festa della Resistenza come dei morti di Salò.” (Corriere Roma / Dire / la Repubblica)