Solo lo stretto necessario

L’Iran vorrebbe escludere la questione del nucleare da un possibile accordo con gli Stati Uniti. Tra le altre notizie: le tensioni tra Cina e UE sul piano per il “Made in Europe”, la Lega vuole abbandonare il Patto di stabilità, e un giornale scritto da agenti IA e finanziato da OpenAI

Solo lo stretto necessario
Araghchi in Oman. Foto via X

Axios riporta che dall’Iran sarebbe arrivata una nuova proposta per mettere fine alla guerra: Teheran sarebbe disposto a riaprire lo stretto di Hormuz, in cambio di un lungo cessate il fuoco o idealmente una fine permanente della guerra, senza arrivare a un accordo sulla regolamentazione del nucleare iraniano, a cui si potrebbe arrivare solo in un secondo momento, una volta che lo stretto è stabilmente riaperto e il blocco navale statunitense è stato revocato. Come accade spesso, Axios cita solo fonti statunitensi, e in realtà la nuova proposta non si discosta particolarmente dalla posizione iraniana delle scorse due settimane, ovvero che un accordo con gli Stati Uniti non poteva prevedere restrizioni al proprio programma nucleare. Proporre in questo modo il compromesso, però, potrebbe rendere più digeribile all’amministrazione Trump II quella che sarebbe a tutti gli effetti una sconfitta. Ancora ieri Trump ha dichiarato che non vuole sospendere il blocco navale, ma resta ancora da capire quanto sia effettiva la pressione economica esercitata contro l’Iran, quanto l’economia iraniana possa sopportare il blocco, e soprattutto cosa conta di fare Trump dopo il primo maggio — quando scadono i 60 giorni durante i quali può mantenere un’offensiva all’estero senza approvazione del Congresso, che, con l’impatto della guerra sull’economia statunitense e globale sarà un nodo politico molto faticoso. Da questo punto di vista l’offerta iraniana, se il retroscena è corretto, potrebbe essere allettante: accontentarsi di un accordo solo “sullo stretto necessario,” ricontestualizzando la vittoria iraniana sui controlli sul nucleare come semplicemente una parte dell’accordo ancora da siglare. (Axios / Fox News / Al Jazeera)

Come scrive anche Simon Tisdall sul Guardian, la pesante aggressione di Stati Uniti e Israele, d’altro canto, rende qualsiasi trattativa sul nucleare molto più difficile: se fino a prima della guerra Teheran era contrario a costruire l’atomica, ora è difficile immaginare che non siano molti i funzionari iraniani fermamente convinti della necessità di avere un arsenale atomico. Molti generali dei Guardiani della Rivoluzione sostengono che ci sia solo un modo per dissuadere futuri attacchi — ottenere l’atomica. Tisdall collega il caso dell’Iran con l’invasione dell’Ucraina, che nel 1994 ha rinunciato alle proprie testate nucleare in cambio di garanzie di sicurezza, e che poi è stata attaccata da una potenza nucleare, e si chiede, retoricamente, se gli Stati Uniti avrebbero osato rapire Maduro nel caso in cui il Venezuela avesse armi atomiche. (the Guardian)

Oggi il ministro degli Esteri iraniano Araghchi è a San Pietroburgo, e dovrebbe incontrare non solo funzionari russi, ma anche Putin stesso, al termine di un tour che nel fine settimana lo aveva portato in Pakistan e poi in Oman. Araghchi stesso ha dichiarato che a Islamabad ha espresso “con che percorso e a che condizioni possono continuare i negoziati” — un riferimento che potrebbe essere alla proposta a cui fa riferimento anche Axios. La Russia è un partner strategico dell’Iran, ma Mosca finora non ha assistito in nessun modo il paese nella difesa dall’attacco statunitense e israeliano. (Telegram / Tasnim News)