La corsa contro il tempo di Donald Trump

Trump ha annunciato la sospensione di Project Freedom, alla ricerca di un’uscita dalla guerra. Tra le altre notizie: la lettera dei funzionari europei contro la colonizzazione della Cisgiordania, la manifestazione contro il ddl Bongiorno, la moda dei canali WhatsApp dove si fischietta, in Brasile

La corsa contro il tempo di Donald Trump
foto: dominio pubblico, The Fun Chronicles

Dopo due giorni piuttosto umilianti, in cui nessuna compagnia estera ha deciso di avvalersi della missione “Project Freedom,” e dopo alcuni attacchi iraniani, che gli Stati Uniti negano di aver subito, Donald Trump ha annunciato che la missione sarà “messa in pausa per un breve periodo di tempo,” “in base alle richieste del Pakistan e di altri paesi,” e alla luce di presunti “grandi progressi compiuti verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti dell’Iran.” Il blocco navale statunitense, invece, continua a rimanere vigente, presumibilmente fino a quando non sarà firmato un accordo che permetterà anche la riapertura dello stretto di Hormuz — che questo sia sotto il controllo delle autorità iraniane o meno. (Truth Social)

Il presidente iraniano Pezeshkian ha dichiarato che Teheran resta aperta ai negoziati, ma non cederà alle pressioni di Washington, accusando l’amministrazione Trump II di usare coercizione e minacce per costringere l’iran ad accettare richieste unilaterali. Sul nucleare, il presidente ha ripetuto la disponibilità del paese a fornire garanzie nei quadri internazionali. Pezeshkian ha ricordato che nell’ultimo anno l’Iran è stato attaccato due volte durante la trattativa, e questo ovviamente è un grande ostacolo da superare. Nonostante tutto, il presidente iraniano ha detto: “Se ci parlano con la logica, il dialogo è possibile,” “ma il linguaggio delle minacce e delle prepotenze non porterà da nessuna parte.” (Iran International)

Nel frattempo, il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti è tornato a sostenere che il paese sia stato colpito da missili e droni iraniani. Questa volta Teheran ha smentito le dichiarazioni in modo esplicito, dicendo che le Guardie della rivoluzione “non hanno condotto alcuna operazione missilistica o con droni contro gli Emirati nei giorni recenti.” “Se fosse stata intrapresa una qualsiasi azione, l’avremmo annunciata con fermezza e chiarezza. Pertanto, il rapporto del ministero della Difesa di quel paese è assolutamente smentito ed è privo di qualsiasi verità.” Anche gli Stati Uniti, per ora, sostengono che l’Iran non abbia violato il cessate il fuoco, archiviando, come scrivevamo, anche alcuni scambi di fuoco avvenuti nello stretto. (Al Jazeera)

La fine della missione Project Freedom segna il fallimento dell’ennesimo tentativo con cui Trump si era illuso di poter vincere il confronto con l’Iran in un colpo solo. Dai raid aerei dello scorso giugno, arrivando all’attuale blocco navale, l’amministrazione Trump II è andata avanti a colpi di mano, sperando ogni volta di riuscire a trovare “la formula magica” per domare l’Iran. Che finora ogni soluzione sia andata male — nonostante i danni anche molto pesanti subiti dall’Iran — non sembra però dare da pensare al presidente degli Stati Uniti, che ora spera che il blocco navale sia sufficiente per applicare pressione economica contro Teheran, mentre il governo iraniano chiaramente crede di poter resistere più a lungo di quanto possa fare Trump di fronte al rialzo dei prezzi dell’energia. A livello pubblico, per lo meno, le tattiche di Trump sono servite solo a irrigidire le posizioni iraniane, e a formalizzarne il potere nella regione. (the New York Times)