La pista antifa

Il nuovo documento antiterrorismo della Casa bianca codifica la caccia alle streghe per le persone progressiste. Tra le altre notizie: questa sarebbe la lettera di addio di Epstein, il momento della verità per Gkn, e un uomo ha trovato un milione di dollari in carte di Yu-Gi-Oh nella spazzatura

La pista antifa
Sebastian Gorka. Foto CC BY-SA 4.0 FDD

L’amministrazione Trump II ha pubblicato il proprio primo documento di Strategia nazionale antiterrorismo, il primo emesso dalla Casa bianca da quello del 2021 firmato da Joe Biden. Il documento, scritto dall’addetto all’antiterrorismo Sebastian Gorka, classifica come minacce equivalenti ai gruppi jihadisti o agli addetti del narcotraffico le ideologie che l’amministrazione bolla come “di sinistra,” “antifasciste,” “anarchiche,” o “radicalmente pro-transgender.” Il documento individua 3 macro-categorie di gruppi terroristici: gang internazionali di “narcoterroristi,” terroristi islamisti “tradizionali,” e “estremisti violenti di sinistra,” inclusi gli anarchici e gli antifascisti. L’obiettivo esplicito del documento è quello di poter costruire fascicoli su attivisti che non stanno preparando attacchi terroristici, con la scusa che, a causa delle loro ideologie, potrebbero farlo: il documento cita espressamente la necessità di “identificare attori e complotti terroristici prima che accadano” (sic) e usare gli “strumenti delle forze dell’ordine per paralizzarli operativamente prima che possano uccidere.”  Riportiamo il passaggio intero dal documento, evidenziato anche da Ken Klippenstein

“Oltre ai cartelli della droga e ai gruppi terroristici islamisti, le nostre attività nazionali di antiterrorismo daranno priorità anche alla rapida identificazione e neutralizzazione dei gruppi politici laici violenti la cui ideologia è antiamericana, radicalmente filotransgender e anarchica. Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, nel rispetto della Costituzione, per individuarli sul territorio nazionale, identificare i loro membri, mappare i loro legami con organizzazioni internazionali come Antifa e utilizzare gli strumenti delle forze dell’ordine per paralizzarli operativamente prima che possano ferire o uccidere innocenti.”

Il documento mette in evidenza anche “le nuove e sempre più profonde alleanze tra l’estrema sinistra e gli islamisti, cioè l’alleanza ‘rosso-verde,’” un tema molto caro ai gruppi di estrema destra sionisti e ai media vicini ai governi occidentali, che accusano i movimento in sostegno alla causa palestinese come un ramo del jihadismo. (Casa bianca / Ken Klippenstein)

Parlando con i giornalisti Gorka ha usato toni ancora più estremisti: “Vediamo una minaccia, e le risponderemo e la schiacceremo: che si tratti dei cartelli della droga, dei jihadisti, o di estremisti di sinistra violenti come antifa e come gli assassini transgender, i non–binari, i radicali di sinistra che hanno ucciso il mio amico Charlie Kirk: li affronteremo a viso aperto.” Anticipando le critiche che sarebbero emerse dopo la pubblicazione del proprio documento, Gorka ha dichiarato che l’attenzione si sarebbe rivolta verso i gruppi che “incitano alla violenza” “da entrambe le parti politiche.” Ma ovviamente tutto dipende da cosa l’attuale amministrazione statunitense considera “incitare alla violenza.” Lo stesso Gorka lo ha fatto capire: “Se sei contro la civiltà occidentale, l’America, la Costituzione degli Stati Uniti, i nostri amici, i nostri alleati, la pace in generale, rientri in quella categoria” — delle persone che verranno espressamente perseguitate per le proprie idee politiche. Gorke ha promesso ai giornalisti repressione sistematica: “Le nostre attività di antiterrorismo nazionale daranno priorità alla rapida identificazione e neutralizzazione dei gruppi politici secolari violenti la cui ideologia è anti-americana, radicalmente pro-gender o anarchica come antifa; useremo tutti gli strumenti costituzionalmente a nostra disposizione per mapparli sul territorio nazionale, identificarne i membri e mappare i loro legami con organizzazioni internazionali.” Gorka ha anche anticipato che questo venerdì i funzionari antiterrorismo del paese incontreranno i propri omologhi internazionali per chiedere ai propri alleato come possono intensificare i propri sforzi contro le minacce terroristiche, “in particolare dall’Iran e nello stretto di Hormuz.” (POLITICO / Reuters)

La conversazione non sarà facilissima da navigare (un po’ come lo stretto): il documento descrive l’Europa come una “incubatrice” di terrorismo, alimentato dalla “migrazione di massa.” Nel documento si legge che “è chiaro a tutti che gruppi ostili ben organizzati sfruttano le frontiere aperte e i relativi ideali globalisti. Più crescono queste culture aliene, e più a lungo persistono le attuali politiche europee, più il terrorismo è garantito.” “In quanto culla della cultura e dei valori occidentali, l’Europa deve agire ora e fermare il suo declino voluto.” (Euronews)