La Biennale contro il genocidio

27 padiglioni chiudono in supporto alla causa palestinese, e contro la presenza israeliana alla Biennale d’Arte. Tra le altre notizie: nessun passo avanti nella trattativa tra Iran e Stati Uniti, Marco Rubio non fa promesse a Giorgia Meloni, e la pubblicazione di nuovi documenti sugli UFO

La Biennale contro il genocidio
Il padiglione sudcoreano, chiuso in supporto all’appello di Art Not Genocide Alliance. Foto CC BY-SA 4.0 Jennifer 8. Lee/WikiPortraits

In supporto alla causa palestinese, e contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale d’Arte, ieri 27 padiglioni nazionali hanno chiuso al pubblico, rispondendo all’appello di Art Not Genocide Alliance (ANGA), un collettivo indipendente di lavoratori del settore. Marco Bottazzo, per il manifesto, scrive di “scene mai viste” nella storia della Biennale: “Ingressi dei padiglioni sprangati mentre curatori, lavoratori, artisti e performer se ne stavano seduti per terra lì davanti reggendo cartelli in inglese e in altre lingue che riportavano frasi come ‘la Palestina è il futuro del mondo’. Oppure: ‘Il precariato uccide l’arte.’” È stata molto positiva la risposta del pubblico, che ha incontrato i manifestanti e ha espresso solidarietà per la loro lotta. Un attivista ANGA, fuori dal padiglione chiuso dell’Austria, ha spiegato: “Chi sostiene che l’arte non c’entri con la politica o non sa cosa è l’arte o non sa cosa è la politica. O tutte e due le cose assieme.”  (Telegram / Art Not Genocide Alliance / il manifesto)

Ci sono stati invece momenti di tensione durante il corteo per la Palestina, quando le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, hanno usato forza eccessiva per fermare i manifestanti che cercavano di oltrepassare il cordone dell’entrata della Biennale in Campo de la Lana, vicino all’Arsenale, dove è stabilito il padiglione israeliano. I reparti antisommossa hanno caricato i manifestanti — fortunatamente non sembra ci siano stati feriti. La manifestazione era partita con esplicite minacce di repressione, con il sindaco Brugnaro che l’aveva descritta come legittima solo “finché espressione di dissenso.” Il lavoro delle forze dell’ordine italiane nel proteggere il padiglione israeliano è stato puntuale: l’unico episodio riportato dalla stampa di settore è di un uomo che è riuscito a lanciare tre pomodori contro la struttura prima di essere identificato dalle autorità. (Adnkronos / il Giornale dell’Arte)

Le tensioni per la presenza di Israele si innestano sulle polemiche per la presenza del padiglione russo. Mentre si svolgeva il corteo, Salvini, noto appassionato d’arte, ha fatto visita al padiglione russo, bollando come “volgare” “l’ingerenza dell’Europa nella vicenda della Biennale.” “Da un’Europa che rappresenta tutti, compreso me, mi aspetto più apertura mentale.” Parlando con la stampa, il vicepremier ha cercato di fare equilibrismo. “Giusto distinguere tra chi ha attaccato e chi si è difeso,” ha dichiarato Salvini, “ma spero di non andare avanti altri 4 anni con sanzioni, boicottaggi, ispezioni e polemiche.” In realtà, Salvini era anche distratto da tensioni locali: c’è stato un brevissimo incontro con Zaia, evidentemente solo di rito — Repubblica ricostruisce il lavoro sottotraccia del presidente di regione Veneto, che sta lavorando sottotraccia con gli ambienti di Forza Italia più vicini a Marina Berlusconi per forzare un passaggio di testimone in entrambi i partiti, con lui e Roberto Occhiuto visti come nuovi leader del centrodestra. (la Repubblica)