L’ultimo avvertimento della “flotta delle zanzare”

Un retroscena su come la flotta di motovedette e droni iraniana ha messo in difficoltà la marina statunitense. Tra le altre notizie: Putin parla della fine della guerra in Ucraina, il mistero dei 30 voli per la Libia partiti dall’aeroporto militare di Pisa, e cos’è la “blue dot fever”

L’ultimo avvertimento della “flotta delle zanzare”
Foto: dominio pubblico, NASA JSC

Le autorità statunitensi insistono che si aspettano una risposta in tempi rapidi — e positiva, ovviamente — da Teheran sull’ultima proposta per mettere fine alla guerra. In realtà, non è chiaro se si stiano facendo passi avanti: nelle scorse ore, come nei giorni precedenti il cessate il fuoco sta tenendo, con l’eccezione delle occasionali deflagrazioni nello stretto di Hormuz. I Guardiani della rivoluzione, però, avvertono che questi scontri potrebbero portare a una nuova escalation e ad attacchi non solo contro basi e asset statunitensi, ma anche contro le “navi nemiche” presenti nella regione. (the Guardian / Al Jazeera / Anadolu)

Si tratta di minacce reali: il Financial Times ricostruisce il ruolo di quella che descrive come la “flotta delle zanzare” dei Guardiani della rivoluzione: una vera e propria flotta di motovedette d’attacco, nascoste in insenature, grotte e tunnel lungo tutta la costa meridionale iraniana, che hanno messo in sicurezza il blocco dello stretto di Hormuz, e contro cui nemmeno il più grande dispiegamento della marina statunitense da decenni sembra essere in grado di fare qualcosa. Secondo i numeri aggregati da FT si parla di più di 1.000 USV, droni kamikaze, lanciamissili o lancia siluri, e tra 500 e 1.000 motovedette armate e operative. Di per sé le motovedette non rappresentano una minaccia per i mezzi della marina militare statunitensi, ma quelle imbarcazioni possono essere facilmente convertite a bombe kamikaze che invece costituiscono un pericolo reale. La Quinta flotta statunitense, che fa base in Bahrain, da tempo rileva che si tratta di una minaccia tangibile. Qualsiasi risposta militare a questa “flotta delle zanzare” è molto dispendiosa in termini di tempo: per erodere il blocco dello stretto di Hormuz Trump dovrebbe accettare di essere coinvolto in una battaglia navale a dir poco estenuante. (Financial Times)

Uno dei temi ricorrenti di questa guerra è come l’intelligence statunitense e israeliana abbiano raccolto — o fatto filtrare — ripetutamente falsità: sulle speranze di una rapida conclusione del conflitto, ma anche su dati specifici. Ricorderete, ad esempio, che finora la nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, era descritto come in “condizioni critiche,” secondo alcune versioni dei fatti in coma, o addirittura in punto di morte. La teorie, filtrata alla stampa internazionale, aveva ottenuto credibilità per la mancanza di apparizioni pubbliche di Khamenei, a differenza degli altri funzionari di governo iraniano, che hanno continuato a partecipare a manifestazioni e a svolgere i propri ruoli politici e amministrativi. Nelle scorse ore la versione dei fatti filtrata dall’intelligence alla stampa è a dir poco cambiata: Khamenei al contrario starebbe svolgendo un ruolo apicale nel definire la strategia di guerra e nel gestire i negoziati con gli Stati Uniti, pur non apparendo nella scena pubblica. Secondo la nuova ricostruzione, Khamenei sarebbe rimasto gravemente ustionato in un attacco, ma la comunità dell’intelligence non è ancora riuscita a confermarne visivamente la posizione — starebbe comunicando con gli altri funzionari iraniani solo attraverso corrieri o di persona, senza mai utilizzare dispositivi elettronici. (the Times / CNN)