Prendere o lasciare
Teheran ha fatto una nuova proposta per mettere fine alla guerra, e Trump forse potrebbe accettarla. Tra le altre notizie: la Francia ha vietato l’ingresso a Ben–Gvir, da dove arrivano i soldi per gli “sconti” sui carburanti, e una nuova piattaforma dove recensire i propri dischi preferiti
Un retroscena di Drop Site dettaglia l’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti — arrivata mentre Trump continua a minacciare una riapertura del conflitto. Un alto funzionario iraniano ha spiegato che la proposta di Teheran è articolata su due binari: il primo prevede un accordo formale per la fine della guerra, la riapertura provvisoria dello stretto di Hormuz, la fine del blocco navale statunitense sui porti iraniani, lo sblocco dei beni iraniani congelati e un meccanismo internazionale di risarcimento dei danni. Il secondo binario riguarda il programma nucleare: l’Iran si impegnerebbe a non sviluppare armi nucleari, a sospendere l’arricchimento sopra il 3,6% per 10 anni e a diluire l’uranio arricchito oltre il 20% sotto supervisione dei mediatori — condizioni molto vicine all’accordo del 2015. Si tratta di un’apertura rilevante da Teheran, che in precedenza aveva proposto di rimandare del tutto i termini di un accordo sul nucleare, ma la trattativa resta faticosa: l’amministrazione Trump II insiste perché i due binari procedano simultaneamente, e finora ha rifiutato sia gli importi richiesti sia il meccanismo di accesso alle risorse finanziarie, condizionando qualsiasi sblocco economico all’esito del negoziato nucleare. Non farlo d’altronde, formalizzerebbe quella che è ormai platealmente una sconfitta politica: Trump in questo scenario accetterebbe i termini di un accordo che ha stracciato, dopo una guerra con cui non ha fatto che solidificare il profilo dell’Iran nella regione. (Drop Site News / Reuters)
In queste ore si sta lavorando per provare a sciogliere il nodo sulle tempistiche dell’accordo sul nucleare. La bozza prevede un memorandum d’intesa di 60 giorni durante i quali l’Iran riaprirebbe lo stretto di Hormuz e avvierebbe un processo di sminamento, in cambio della fine del blocco navale e della concessione di deroghe alle sanzioni — per consentire a Teheran di vendere liberamente petrolio. Una soluzione all’impasse sul nucleare potrebbe essere: prendersi questi due mesi per arrivare a un accordo, ma permettendo alle forze statunitensi di rimanere stanziate nella regione, come espressione di forza. Un altro ostacolo significativo a chiudere l’accordo: la bozza prevede esplicitamente la fine dell’aggressione israeliana in Libano. Netanyahu ha espresso il proprio disappunto a Trump in una telefonata, ma il funzionario statunitense con cui ha parlato Axios ha tagliato corto, usando il soprannome del Primo ministro ricercato a livello internazionale: “Bibi ha le sue considerazioni interne, ma Trump deve considerare gli interessi degli Stati Uniti e dell’economia globale.” Trump ha detto di averne parlato anche con i vertici di Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Turchia, Pakistan ed Emirati — tutti si sono detti favorevoli all’accordo. Trump non ha ancora deciso, e insiste che le possibilità della riapertura della guerra siano “fifty fifty,” ma secondo il retroscena preferirebbe arrivare a una soluzione diplomatica. (Axios / Truth Social / CNN)
La solidità reale della trattativa resta un’incognita, con il cessate il fuoco in Libano che resta, a tutti gli effetti, lettera morta. Nelle scorse ore le IDF hanno ucciso almeno 20 persone e ferito decine di altre in raid aerei sul paese. Un attacco notturno vicino all’ospedale Hiram di Aabbasiyyeh ha causato gravi danni alla struttura — che aveva 40 pazienti ricoverati, di cui sette in terapia intensiva — e il ferimento di almeno 25 tra medici, infermieri e personale amministrativo. Il ministero della Sanità libanese ha denunciato che si tratta della seconda volta in meno di due mesi che l'ospedale viene esposto ad attacchi israeliani. (Al Jazeera)