Spostare la linea rossa

Per la prima volta l’Iran ha attaccato Israele in risposta ai bombardamenti in Libano. Tra le altre notizie: lo scandalo di Francesco Silvestro, in Perù si va all’ultimo voto, e Persona 6 esiste.

Spostare la linea rossa
Un attacco iraniano contro Israele. Grab via Open Source Intel

Israele ha bombardato Dahiyeh, il quartiere di Beirut dove nel 2006 Hezbollah aveva il proprio quartier generale. I militari israeliani hanno colpito due palazzi residenziali, bollati dal portavoce militare Avichay Adraee come “centri di comando” di Hezbollah — come sempre senza fornire nessuna prova in sostegno alla tesi dell’esercito. Gli attacchi sono stati eseguiti senza diramare nessun preavviso per i civili: sono state uccise due persone, e non c’è ancora un numero preciso di feriti. I bombardamenti sono stati lanciati non solo ignorando la sfuriata di Trump della settimana scorsa, ma anche un accordo di cessate il fuoco che le autorità israeliane stesse avevano siglato solo 3 giorni prima — anche se fin dall’inizio le IDF avevano dichiarato che non intendevano rispettarlo. (the New York Times / Associated Press / Axios / the Times of Israel)

Poche ore dopo l’Iran ha risposto lanciando missili verso il nord di Israele. È la prima volta che le forze iraniane attaccano Israele da aprile, e la prima volta dall’inizio del conflitto che un attacco avviene perché Israele ha attaccato un paese terzo. Le autorità iraniane hanno esplicitamente legato i due attacchi: “Avevamo già avvertito che se i crimini nell’area di Dahiyeh a Beirut si fossero estesi, avremmo colpito obiettivi nei territori occupati,” ha dichiarato il comando congiunto dei Guardiani della rivoluzione. Il comitato centrale militare ha riassunto dicendo che gli attacchi israeliani avevano “superato ogni linea rossa.” Il generale Ali Abollahi, a capo del comando Khatam al-Anbiya, ha rincarato: se Israele avesse deciso allargare gli attacchi o rispondere all’azione iraniana, “subirà colpi ancora più devastanti ed evitabili.” (Middle East Eye)

Per Trump, che si trova da ormai più di 3 mesi incastrato in una guerra che gli era stato detto sarebbe durata pochi giorni, la situazione non potrebbe essere peggiore: il presidente statunitense si è detto “scontento” degli attacchi israeliani contro Beirut, e ha commentato mesto che gli attacchi iraniani difficilmente avrebbero permesso di arrivare a un accordo diplomatico nell’immediato, che contava di firmare “lunedì,” (ovvero oggi) "martedì o mercoledì.” Nei giorni scorsi i rappresentanti di Teheran e Washington erano arrivati a un accordo, che era già stato approvato dalle autorità iraniane, ma Trump si era rifiutato di firmarlo. Domenica Trump ha chiamato di nuovo Netanyahu, chiedendo al Primo ministro israeliano di non rispondere all’attacco iraniano, e di dare tempo alla diplomazia. Nella telefonata, secondo un retroscena di Axios, Netanyahu avrebbe “pseudo-acconsentito” a fermarsi. I funzionari statunitensi si erano illusi che che Trump avesse “guadagnato un po’ di tempo,” perché “è arrivato il momento di chiudere questa faccenda.” Parlando con il Financial Times, Trump ha dichiarato che Netanyahu “non avrebbe avuto altra scelta” se non accettare l’eventuale accordo con l’Iran, rivendicando in pieno il controllo della situazione: “Decido io, decido io tutto,” ha detto il presidente. “Non è lui a decidere.” (Axios / Financial Times, dietro paywall)

Nell’ennesima umiliazione per il presidente statunitense, il governo Netanyahu VI ha di nuovo completamente ignorato gli accordi presi con Washington: questa mattina Israele ha attaccato direttamente l’Iran, sfidando apertamente l’appello alla moderazione di Trump. I caccia israeliani hanno colpito il centro e l’ovest del paese con missili balistici — i media iraniani riferiscono di attacchi a Teheran, Isfahan, Karaj, e Tabriz. La Casa bianca non ha risposto alle richieste della stampa su un eventuale coordinamento con Washington. Mentre scriviamo è in corso un nuovo attacco iraniano contro Israele, in risposta degli ulteriori attacchi di Tel Aviv: potete seguire gli ultimi sviluppi nel liveblog di Al Jazeera. (Reuters / the Guardian / Al Jazeera)


The Submarine questo mese compie 10 anni: per l’occasione, ci troviamo sabato 13 giugno ai Giardini Lea Garofalo, per parlare delle notizie di cui ci occupiamo tutti i giorni da ormai parecchio tempo. Faremo anche un po’ di festa! Vi aspettiamo.