Presto vi chiameranno terroristi
Gli Stati Uniti si preparano a chiamare “terroristi” chiunque sia alla sinistra di Trump. Tra le altre notizie: la Camera dei deputati ha approvato la nuova legge elettorale, oggi Andy Burnham diventa leader del Labour, e la ribellione degli home screen delle tv
Un gruppo di funzionari dell’amministrazione Trump II hanno riunito giovedì rappresentanti di 66 paesi per un vertice sulla presunta minaccia della “violenza di sinistra,” scatenandosi in una serie di invettive durissime anche per gli standard già spesso al limite del delirante dell’attuale amministrazione statunitense. L’incontro, convocato dal segretario di Stato Marco Rubio, e con la presenza del consigliere Stephen Miller e del segretario al Tesoro Scott Bessent, era presentato come un “vertice sulla recrudescenza della violenza politica,” ma l’unico bersaglio è stata la sinistra, senza nessun riferimento alla violenza di matrice di estrema destra, che è quella in grande aumento, secondo i dati — ma che secondo l’amministrazione statunitense non è un problema, si può dedurre. Rubio ha usato toni apertamente disumanizzanti, definendo gli attivisti di sinistra “un’oscurità che avanza” e “i nemici della civiltà”: “Disprezzano l’Occidente perché l’Occidente è grande,” promettendo di “smantellare le reti” progressiste “mattone dopo mattone.” Il dipartimento di Stato ha annunciato una nuova stretta mirata ai “gruppi terroristici di estrema sinistra e affini,” e Rubio si è spinto a collegare le organizzazioni di sinistra con “le reti di proxy iraniane.” Secondo Miller “chi è di sinistra è mosso essenzialmente da invidia, odio e gelosia.” Solo Bessent — di cui è vera una cosa che si può dire di pochi, ovvero che è stato pagato da Soros, essendone stato direttore degli investimenti — si è sbilanciato ricordando che anche le persone di sinistra hanno dei diritti. (the Guardian / Casa bianca / EBSCO / Yale Alumni Magazine)
Il giornalista Ken Klippenstein ha messo le mani sulla documentazione interna del dipartimento di Stato al riguardo, dove emerge una sigla creata per l’occasione: “FLT,” ovvero far-left terrorism, “terrorismo di estrema sinistra.” Klippenstein parla della minaccia dell’estrema sinistra come “‘le armi di distruzione di massa’ di questa generazione.” Secondo le carte, la nuova stretta sui visti colpirebbe i “gruppi terroristici di estrema sinistra e affini,” non solo per la violenza contro le persone, ma anche per il “sabotaggio economico” (!) “incluso quello contro proprietà pubbliche e private” — una formula così ampia da coprire materialmente qualsiasi cosa, da una vetrina rotta ai boicottaggi. La retorica, ufficiale, di stato, rasenta i toni del complottismo: i funzionari sono istruiti a denunciare una “preoccupante convergenza” tra reti anarchiche e di estrema sinistra, “reti filo-iraniane e antisemite” e movimenti “anti-tecnologia ed eco-terroristi.” (Ken Klippenstein)
Gli Stati Uniti, insomma, sognano lo scontro delle civiltà: Donald Trump ha tenuto un discorso in prima serata per rilanciare la sua battaglia — ormai di lunga data — contro la legittimità del voto, contestando la sconfitta del 2020 e invocando leggi elettorali più restrittive in vista delle elezioni di metà mandato. “L’America è tornata,” ha detto Trump, “e sta andando molto bene.” “Ma abbiamo ancora una grande sfida da affrontare con urgenza, perché nessun paese può essere grande senza elezioni giuste e oneste.” Trump ha accusato la Cina — cambiando bersaglio delle teorie solite sulle ingerenze sul voto statunitense, che di solito riguardano la Russia — senza però fornire effettivamente prove sulla manipolazione del voto. Trump ovviamente si è ben guardato da sollevare dubbi sulle proprie vittorie del 2016 e del 2024, quelle sono elezioni che sono andate bene. (Associated Press)