Trump corre verso il disastro alle elezioni di metà mandato

L’escalation contro l’Iran non si ferma mai, e non sembra esserci via d’uscita dal ritorno al conflitto aperto. Tra le altre notizie: Andrew e Tristan Tate sono stati arrestati a Miami; il corteo per i 25 anni dal G8 di Genova; e le regolamentazioni contro la “dipendenza emotiva” da IA, in Cina

Trump corre verso il disastro alle elezioni di metà mandato
foto dominio pubblico: Joyce Boghosian / Casa bianca

L’escalation dell’aggressione statunitense in Iran non si ferma mai: i militari statunitensi hanno condotto raid per un’ottava notte consecutiva, dopo aver ammesso la morte di due militari in Giordania. Il CENTCOM statunitense sostiene che i bombardamenti delle csorse ore, sono stati “pensati per degradare ulteriormente la capacità dell'Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e per punire rapidamente le forze dei Guardiani della Rivoluzione che hanno colpito i militari americani in Giordania.” Sul fronte opposto, l’Iran ha replicato con droni contro gli asset americani in Kuwait, il campo Al-Adiri e la base aerea di Ali Al Salem, e ha colpito anche l’Arabia Saudita e altri alleati statunitensi del Golfo. In una nota diffusa dai suoi canali ufficiali, Khamenei, i cui spostamenti restano un mistero, ha dichiarato che le mosse di Washington dimostrano come la firma di Trump sia “del tutto priva di valore e credibilità,” minacciando “costi ancora più pesanti” e un’“ulteriore umiliazione” degli Stati Uniti. (Reuters)

La firma Trump è “del tutto priva di valore e credibilità”: Teheran ha deciso di dichiarare sospeso il memorandum d’intesa di Islamabad, l’accordo del mese scorso che avrebbe dovuto fermare le ostilità e portare a un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, nella dichiarazione più netta finora sul fatto che l’Iran non si consideri più vincolato all’intesa, ha accusato Washington di aver “violato e sospeso tutti i suoi impegni nel quadro” dell’accordo, aggiungendo che di conseguenza anche Teheran ha sospeso “i propri impegni e l’attuazione dell’accordo,” perché è necessario impegnarsi nella “difesa del paese.” (Middle East Eye)

La Giordania sta diventando un fronte importante del conflitto: 4 attacchi iraniani in 5 giorni hanno colpito truppe statunitensi nel paese. Oltre ai due morti già citati, c’è anche un disperso e un numero imprecisato — ma nell’ordine delle decine — di feriti. Secondo il Pentagono è la prova che Teheran non solo dispone ancora di ampie scorte di missili, ma è diventata anche più abile nell’eludere le difese aeree statunitensi. La Giordania, che ospita importanti basi aeree statunitensi, ha acquisito peso quando il Pentagono ha spostato truppe da Bahrain, Emirati e Qatar verso posizioni ritenute più sicure — fino ad ora — in Giordania e Israele, e il suo ruolo è cresciuto ancora man mano che altri alleati regionali limitavano l’uso dei propri territori. (the New York Times)

A meno di 4 mesi dalle elezioni di midterm di novembre — in cui i democratici puntano a riconquistare entrambe le camere — è ormai chiaro Trump abbia riacceso una guerra già impopolare tra gli elettori, che per primi ne percepiscono gli effetti negativi sul costo della vita, senza preoccuparsi del costo elettorale della guerra. “Non c’è praticamente nessuno scenario in cui tutto questo abbia senso per il risultato dei repubblicani alle elezioni di metà mandato,” osserva Curt Mills, direttore di American Conservative: “Penso sia una scommessa completamente a perdere. È la prova che a Trump delle elezioni di metà mandato non importa davvero: su questa storia è come Icaro col sole, sembra una vendetta personale contro gli iraniani.” Non è chiaro dove si voglia andare con questa escalation, e se l’amministrazione Trump II sia davvero pronta alle conseguenze che potrebbe portare: un conflitto lungo anni, con il rischio di dover arrivare fino all’invasione di terra. (the Guardian)