Le linee guida dello stato: nel dubbio mena
Cosa dicono le linee guida per gli agenti sui fermi a terra? Niente. Tra le altre notizie: l‘accordo per il nucleare… saudita, la Lega lombarda sogna la deportazione dei carcerati, e l’UE ha approvato la fusione tra Paramount e Warner Bros.
Sono emersi nuovi dettagli rilevanti sulla vicenda della morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne ucciso dalla polizia in una controversa operazione di fermo nei giorni scorsi. Un nuovo video, ottenuto dall’avvocato della famiglia Fabio Anselmo, mostra la procedura di rianimazione messa in atto dagli operatori di primo soccorso, in modo tardivo e soprattutto con Fakir ancora legato mani e piedi: “Il video del tentativo di rianimazione l’ho ricevuto dai familiari, che me lo hanno fatto avere. I sanitari sono stati costretti ad effettuare quelle manovre quando Fakir era ancora ammanettato e legato: questo non è ammissibile, perché gli agenti avrebbero dovuto liberarlo,” ha detto Anselmo. Inoltre ha aggiunto che “sfido chi sostiene la ricostruzione della presunta colluttazione tra alcuni presenti e la vittima, a mostrarne le immagini: non possono esistere, perché non è mai esistita. Esiste solo un movimento inconsistente della vittima, che colpisce un’auto. A seguito di quel colpo cade in terra e poi arrivano gli agenti.” (ANSA)
È emerso un altro video, mostrato da La7, in cui si vede Fakir avere quella che sembra a tutti gli effetti una crisi di disperazione da solo in un parcheggio. È ormai chiaro che Fakir soffrisse di qualche tipo di disagio psichico, ed era chiaro anche a lui stesso: lo scorso 20 giugno aveva compiuto atti di autolesionismo, dopo i quali era andato in ospedale e aveva chiesto di parlare con uno psichiatra. Non risulta però che a Fakir questa possibilità sia stata concessa, e non sembra che a Fakir siano mai stati diagnosticati questi problemi, che avrebbero potuto inquadrare l’intervento dello stato in una cornice diversa. Dopo una condanna di un anno per contrabbando di stupefacenti, nel 2005, Fakir aveva aperto una ditta di carpenteria nel 2025, con alcuni dipendenti. La sua avvocata, Barbara Spinelli, fa notare che “La storia di Fakir sembra il gioco dell’oca di tanti stranieri che arrivano in Italia da piccoli, studiano, finiscono per avere brutte frequentazioni, poi capiscono di aver fatto degli errori e lavorano duro per costruirsi una strada diversa. Cambiare sentiero però non è facile. Il sistema penale e il sistema dei permessi di soggiorno sono un mix esplosivo che impedisce a tante persone di uscire dalla marginalità.” Secondo Spinelli, l’inasprimento della retorica razzista in Italia e i nuovi regolamenti europei sulla migrazione, anche se non l’avrebbero toccato direttamente, l’avevano “mandato nel panico.” (La7 / il Post)
Ma non ci sarebbero delle linee guida precise da seguire, per gli agenti, in casi come questo? Incredibilmente, di fatto, no: esiste soltanto una bozza dello scorso 11 maggio su come approcciare le persone non collaborative — di qualsiasi tipo, fossero anche donne incinta — in cui peraltro si consiglia solo di fare le cose il più alla svelta possibile: “Non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace, per i rischi che possono provocarsi al sistema cardiaco e agli organi respiratori: il fermato, una volta messo in sicurezza, laddove fosse necessario, nell’attesa dell’intervento di personale sanitario, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale.” Già un passo più in là, effettivamente, della brutalità dimostrata dagli agenti a Bologna, ma in ogni caso estremamente scarno: il sindacato di polizia Silp, lo scorso 13 maggio, aveva definito il documento con queste linee guida “completamente lacunoso rispetto a tutte quelle informazioni atte al riconoscimento ed alla distinzione delle condizioni di salute mentale, dei comportamenti guidati da crisi ad alto rischio e l’ulteriore distinzione tra comportamenti guidati dalla crisi e condotta criminale intenzionale,” chiedendo di migliorarlo con la collaborazione “del personale psicologo della polizia di Stato.” (il Fatto Quotidiano)