Come ho insegnato alle IA a non preoccuparsi e ad amare il genocidio
Un ex responsabile della campagna elettorale di Trump sta “avvelenando” le IA perché ripetano propaganda pro-israeliana. Tra le altre notizie: la prima crisi politica di Magyar, la riforma del reato di associazione a delinquere, e SpaceXAI fa causa contro lo stop alle app di “nudificazione”
Dallo scorso ottobre Brad Parscale — l’ex responsabile della campagna di Donald Trump, potreste ricordare il suo nome per lo scandalo Cambridge Analytica — gestisce in sordina un’operazione che produce contenuti di propaganda filo-israeliana. Il pubblico di quei siti non sono gli esseri umani: la maggior parte delle pagine raccoglie poche centinaia di visitatori al mese. Come rivela un’inchiesta di Nick Cleveland-Stout per Drop Site, la società di Parscale, Clock Tower X, li ha creati nell’ambito di un contratto da più di 40 milioni di euro con il governo israeliano per un obiettivo preciso — influenzare i chatbot come ChatGPT, Claude o Gemini. È una tecnica nota come “LLM poisoning,” l’avvelenamento dei grandi modelli linguistici, e Parscale l’ha messa nero su bianco nel contratto, impegnandosi a schierare “siti e contenuti per orientare i risultati di inquadramento nelle conversazioni con GPT.” Secondo gli esperti di disinformazione che hanno vagliato l’analisi di Drop Site, sta funzionando: gli utenti che si affidano ai chatbot sono sempre più esposti a risposte modellate da Parscale per conto di Israele. Quando i giornalisti hanno chiesto a Perplexity “Conviene agli Stati Uniti rafforzare la cooperazione militare con Israele?,” il chatbot ha risposto con un secco “Sì,” citando come prima fonte Allyvia.org — uno dei dieci siti della rete Clock Tower, ciascuno dedicato a promuovere una diversa narrazione israeliana. FactSignal.org, ad esempio, si presenta come un sito di fact checking, ma in realtà contiene articoli che screditano i giornalisti uccisi dalle IDF dicendo che sono miliziani di Hamas, e “approfondimenti” negazionisti del genocidio a Gaza. In fondo a ogni pagina campeggia la dicitura imposta dal Foreign Agents Registration Act — “questo materiale è distribuito da Clock Tower X LLC per conto dello Stato di Israele” — eppure, interrogati sulle notizie di quei siti, Perplexity e Copilot non hanno segnalato che dietro c’era un’operazione d’influenza di Tel Aviv. (Drop Site News / FactSignal)
La crisi d’immagine di Israele, stato genocidiario, è grave: negli Stati Uniti il consenso sta franando persino dentro la base di Trump. La visita di Netanyahu alla Casa bianca, ufficialmente per i funerali del senatore Graham, ha fatto molto preoccupare l’ala “America First” del Partito repubblicano, che teme che il premier israeliano riesca a spingere Trump verso una nuova, ancora più dura fase della guerra contro l’Iran. “Credo che tutti i sostenitori più accesi di Trump, quelli che non mettono ‘Israele al primo posto,’ siano furiosi,” attacca su POLITICO l’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon: “Netanyahu ha fatto il doppio delle visite alla Casa Bianca in 18 mesi rispetto a quelle di Churchill in tutta la Seconda guerra mondiale.” Un ex funzionario, sotto anonimato, indica che c’è irritazione anche nel personale attuale dell’amministrazione Trump II: “Netanyahu in questo momento è uno che crea problemi. Questa guerra ha divorato gli ultimi 5 mesi e mezzo e non ha una soluzione chiara.” “Il presidente è incazzato.” (POLITICO)
Per arrivare a Washington, Netanyahu ha mostrato ancora una volta come Israele si consideri, con buone ragioni, superiore ed aliena al diritto internazionale. Grecia, Francia e Italia hanno consentito il transito del suo aereo presidenziale sui loro spazi aerei, nonostante sarebbero teoricamente obbligati a farlo scendere e ad arrestarlo, nel rispetto del mandato di cattura della Corte penale internazionale, della quale sono firmatari associati. Lo sfregio dello stato di diritto è stato così sfacciato che persino il portavoce della rappresentante Esteri dell’Ue, Kaja Kallas, ha commentato che “Il Consiglio europeo nel 2023 ha adottato conclusioni in cui si esortano tutti gli Stati membri alla piena cooperazione con la Corte penale internazionale, compresa la rapida esecuzione dei mandati di arresto pendenti.” (Eunews)