Le spie del governo marocchino tra i migranti di Ceuta
Secondo un retroscena, la Guardia Civil avrebbe individuato operatori dell’intelligence tra i migranti coinvolti nell’incidente di Ceuta. Tra le altre notizie: le IDF hanno ucciso 19 persone a Gaza; le tensioni nel campo largo sugli armamenti per l’Ucraina; e quanto costa una Xbox adesso?
La Guardia Civil spagnola avrebbe scoperto, secondo un’esclusiva del quotidiano conservatore el Español, la presenza di agenti di intelligence marocchini infiltrati tra i migranti che hanno attraversato la barriera. Gli agenti sarebbero stati individuati grazie al sistema di videosorveglianza del perimetro di frontiera. Lo riferiscono al giornale, in forma anonima, fonti dello Stato maggiore del corpo, secondo cui non sarebbe un caso isolato ma un fenomeno già osservato in precedenti episodi di pressione su Ceuta e Melilla; le stesse fonti — insieme ad alcuni funzionari dei servizi spagnoli — inquadrano il tutto come una “guerra ibrida” orchestrata da Rabat. Come scrivevamo anche nei giorni scorsi, uno dei fattori scatenanti della crisi sarebbe stata la visita di Pedro Sánchez in Algeria, la prima da 4 anni, dopo la svolta di Madrid sul riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara occidentale, che avrebbe irritato profondamente Rabat. “Controllano il rubinetto della pressione migratoria, e per loro questa è una specie di prova generale,” ha commentato secca una delle fonti del quotidiano spagnolo. Anche ignorando l’ovvio — decine di migliaia di persone non si muovono senza che le FdO di un paese sviluppato come il Marocco non se ne accorgano — ormai sono numerose le prove di una collusione da parte dei militari di Rabat. Il New York Times ha parlato con alcuni cittadini marocchini, che dicono di essere stati incoraggiati ad attraversare dalle stesse autorità del proprio paese. Un giovane uomo 26enne, parlando con il quotidiano statunitense, riporta che la polizia stessa gli ha indicato la direzione del confine da attraversare: “Continuavano a dirci, ‘andate da quella parte, andate da quella parte.’” (el Español / the New York Times)
Da parte loro, le autorità marocchine hanno rilasciato il proprio bilancio e analisi dei fatti di Ceuta, e ci sono grosse discrepanze quanto riportato dalla Spagna e dalle organizzazioni indipendenti — a partire dal numero di morti, 11 secondo Rabat, invece dei 72 confermati da Madrid e dai “quasi 130” denunciati dall’Associazione marocchina per i diritti umani. Il ministero dell’Interno marocchino ha attribuito l’ondata allo “sfruttamento malevolo” dei social network — se voi capite cosa vuol dire, scriveteci — ma anche citato la teoria non sostanziata secondo cui ci sarebbe stato un “pull factor” dovuto a “interpretazioni errate” delle norme giuridiche spagnole, un riferimento alla decisione del mese scorso del Tribunale supremo di Madrid. (Euronews)
Non è un segreto che il governo Meloni conti di sfruttare questo incidente come pretesto per rilanciare le proprie ambizioni di repressione delle migrazioni, a meno di un anno dalle prossime elezioni. Secondo fonti di Palazzo Chigi di Domani domani al Consiglio europeo — quello convocato per motivi di (presunta) emergenza — l’Italia porterà la proposta di creare nuovi centri di deportazione sul modello del protocollo Italia–Albania, finanziati con fondi Ue, e con una lista preliminare di stati–prigione, dal Ruanda al Senegal, dalla Libia all’Uzbekistan fino a Etiopia e Montenegro. Non è solo una proposta costosa e difficile da far funzionare — come dimostra il fallimento del centro di Gjadër — ma fattualmente non necessaria, anche secondo un’analisi di estrema destra: la repressione delle migrazioni è già durissima, grazie alla collaborazione stretta con i paesi di provenienza: Frontex certifica che nei primi 5 mesi del 2026 i flussi verso l’Europa sono calati complessivamente del 40% rispetto al 2025. (Domani / Eunews)