12 paesi ammettono l’ovvio sulle colonie in Cisgiordania
Il Regno Unito, la Francia, e altri 10 paesi intendono introdurre sanzioni contro le colonie illegali israeliane in Cisgiordania. Tra le altre notizie: Netanyahu sapeva degli attacchi del 7 ottobre 10 giorni prima, il ddl Gasparri sull’antisemitismo arriva al Senato, e il nuovo titolo di South Park
12 paesi — Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna, e Svezia — hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui confermano l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali, o di sostenere quelle già presenti a livello europeo, contro il commercio di beni con gli stanziamenti “illegali secondo il diritto internazionale” dei coloni israeliani in Cisgiordania, accusando apertamente il governo israeliano di voler “minare la possibilità di una soluzione dei due stati.” Il ministro francese Jean-Noël Barrot ha scritto su X che la Cisgiordania è “vicina a esplodere,” tra l’“espansione frenetica degli insediamenti,” e la “violenza contro i palestinesi da parte di coloni estremisti.” Per la prima volta da anni, il governo britannico si è speso in critiche pesanti della condotta del governo israeliano: il segretario agli Esteri Miliband ha dichiarato alla Camera dei Comuni che “coloni terroristi” stanno facendo pulizia etnica in Cisgiordania, forti del supporto del governo Netanyahu VI, e ha confermato che Londra considera l’intera occupazione della Cisgiordania come illegale. Miliband ha annunciato un importante pacchetto di sanzioni: divieto di importazione dei prodotti dalle colonie, stop alle licenze per armi e altre esportazioni che “contribuiscono materialmente all’occupazione,” sanzioni e misure anche personali contro i responsabili della violenza dei coloni. Miliband, che si è descritto come un “orgoglioso ebreo britannico,” ha ammesso che il governo Starmer non ha agito in tempo, ma non ha riconosciuto che quello in corso a Gaza è un genocidio — anche se ha pur parlato di “crimini di guerra.” (Governo britannico / X / BBC News)
Burnham ha firmato un editoriale sul Guardian, in cui sostiene di credere ancora nella soluzione dei due stati, e ammettendo che il governo britannico ha esitato troppo a lungo, “timoroso di essere accusato di essere anti–israeliano.” Anche Burnham non spende la parola genocidio nel proprio scritto, ma riconosce che la complicità nel genocidio era una delle fonti più importanti di scontento nei confronti del governo Starmer, e rivendica le sanzioni come una promessa rispettata del proprio nuovo governo. Pur condannando di nuovo gli attacchi del 7 ottobre, Burnham scrive esplicitamente che “non giustificano le azioni del governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania.” (the Guardian)
(Per… par condicio, il Regno Unito applicherà anche sanzioni contro l’associazione Al–Qard Al–Hasan, la no profit che fornisce finanziamenti senza interessi in Libano, colpevole di essere affiliata ad Hezbollah, e ha annunciato il ripristino di misure economiche dure contro l’Iran.) (L’Orient–Le Jour / Reuters)
Al momento è difficile capire l’impatto pratico degli annunci britannici: il commercio bilaterale con Israele vale circa 6 miliardi di sterline l’anno, e non ci sono ancora dettagli su come Londra distinguerà tra i prodotti delle colonie da quelli fabbricati in Israele — anche se su questo fronte ci sarebbe una soluzione facile. Francesca Albanese ha comunque lodato la posizione presa dal governo britannico: “È un inizio,” “anche se non inverte tutte le politiche che minano l’autodeterminazione palestinese.” “Che il governo e il popolo del Regno Unito tengano duro. La pressione sarà fortissima.” Le autorità israeliane hanno immediatamente annunciato dure ritorsioni: il ministro degli Esteri Saar ha annunciato la chiusura del consolato britannico e vietato l’ingresso nel paese a 12 parlamentari e attivisti, tra cui Jeremy Corbyn e Diane Abbott. Il Regno Unito sarà anche escluso dalla missione di coordinamento su Gaza guidata dagli Stati Uniti, e verrà fermato l’addestramento da parte di forze britanniche del personale dell’Autorità palestinese in Cisgiordania. L’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee — che ricordiamo è un politico statunitense, appunto — ha minacciato ritorsioni commerciali, citando le leggi anti–BDS attive a livello nazionale negli Stati Uniti. (Al Jazeera / X / the Independent / YouTube)