Odore di disperazione

Trump promette 5.000 dollari per tutti — se i repubblicani vincono le elezioni. Tra le altre notizie: il nuovo rapporto sull’uso di bombe a grappolo, il pasticcio della nuova legge elettorale, e le tensioni dentro Automattic, l’azienda che controlla WordPress

Odore di disperazione
grab via X

Per la prima volta nella propria storia, il Partito repubblicano statunitense ha organizzato una convention nazionale per le elezioni di metà mandato: si è aperta a Dallas una due giorni in cui si susseguiranno 109 interventi, con cui il partito si stringe in modo ancora più stretto a Donald Trump, al punto che su diversi media è stata battezzata già da diversi giorni come Trumpapalooza: NBC News ha tenuto il conto, e solo nella prima serata il nome di Trump è stato pronunciato 171 volte — di cui 16 volte da… se stesso. Il presidente ha vantato che la location fosse piena e che ci fossero anche molte persone fuori, ma il Guardian riporta che in realtà c’erano ampie sezioni di spalti vuoti, e che le richieste di biglietti presentate anche durante l’evento venivano approvate immediatamente. Diversi candidati impegnati in competizioni particolarmente importanti o difficili — Susan Collins nel Maine, Dan Sullivan in Alaska e alcuni deputati vulnerabili in Florida, Michigan, Arizona, Iowa e California — hanno preferito disertare l’evento, temendo che associarsi in modo così stretto con il presidente, in un momento di profonda impopolarità, gli avrebbe fatto più male che bene. (NBC News / the Guardian / CNN)

Trump ha tenuto un discorso lungo quasi due ore, chiedendo agli elettori di “fare finta che sulla scheda ci sia io,” ed è arrivato a promettere denaro in caso di una conferma della maggioranza repubblicana: “Se vincono i repubblicani, vincere con noi, e ricevete 5.000 dollari.” Un bonus una tantum che ogni cittadino potrebbe spendere come vuole, a patto che il denaro venga speso “negli Stati Uniti” — il presidente non si è disturbato nel dare dettagli su come sarebbe stato controllato, da dove arriverebbero i fondi per il bonus, o quali saranno i requisiti per riceverli. In totale, si tratterebbe di una operazione da 1.350 miliardi di dollari, per cui dovrebbe essere abbastanza facile indicare da dove si prendono quei soldi, ma la Casa bianca non ha risposto alle domande di NBC, e Associated Press si sbilancia a descriverla come una proposta “fiscalmente e politicamente implausibile.” L’unica cosa materialmente vera della proposta è che per un’operazione del genere servirebbe una legge del Congresso: il senatore repubblicano Moreno si è già impegnato a presentarla, dopo il voto del 3 novembre, però. Non serve specificare che la proposta solleva gravi dubbi etici e legali, ma d’altronde non è la prima volta che Trump fa promesse di questo tipo, impunemente, all’inizio del proprio secondo mandato Trump aveva promesso assegni da 2.000 dollari di “dividendo DOGE,” finanziati, teoricamente, coi tagli draconiani progettati dalla squadraccia di Elon Musk. Gli assegni, però, non sono mai arrivati. (YouTube / NBC News / Associated Press / X)

Mentire e fare false promesse non è mai un problema d’altronde per Donald Trump: nel proprio discorso il presidente statunitense ha sostenuto di aver vinto 3 elezioni presidenziali; ha rivendicato più di 20 mila miliardi di dollari di investimenti — quasi il doppio di quelli effettivamente annunciati, già drasticamente gonfiati dagli investimenti per l’IA. Gli investimenti esteri, in realtà, ammontano a 232 miliardi, un centesimo di quanto detto da Trump. Ha dichiarato che durante l’amministrazione Biden sono entrati negli Stati Uniti 25 milioni di migranti — il numero reale è 11, e non include le molte persone poi deportate anche nell’amministrazione democratica. Trump ha anche vantato “migliaia di miliardi” entrati negli Stati Uniti grazie ai dazi, quando la stima più aggiornata parla di circa 132 miliardi. (CNN)

La promessa di un bonus corposo è d’altronde l’unica proposta vera che il partito è riuscito a produrre in risposta al tema centrale delle elezioni: il carovita. Mentre i dirigenti e i candidati repubblicani arrivavano a Dallas, il petrolio superava i 100 dollari al barile, la guerra con l’Iran non ha una apparente via d’uscita — o per lo meno, non una non umiliante per l’amministrazione Trump II — e le tensioni della guerra commerciale con il Canada erano ancora su tutti i giornali. “Stiamo andando nella direzione sbagliata,” ha ammesso un funzionario repubblicano, ovviamente in condizioni di anonimato, a POLITICO. E per cercare di metterci una pezza, “non ci resta molto tempo.” I sondaggi rivelano che c’è competizione anche in elezioni in cui tradizionalmente i repubblicani vincono senza difficoltà, ma il convegno è in un universo parallelo, dove i cappelli MAGA costano 47 dollari e le bottiglie d’acqua 8. (POLITICO)