Neanche una goccia
Gli Houthi stringono il proprio controllo sullo stretto di Bab el–Mandeb, mentre l’Arabia Saudita è costretta a chiudere l’oleodotto East-West. Tra le altre notizie: il 18esimo vertice BRICS, la controversia delle firme per le nuove liste elettorali, lo strappo di OpenAI con la comunità matematica
In meno di una settimana gli Houthi hanno completato la loro avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen, e raggiunto il punto più stretto di Bab el–Mandeb. Nelle scorse ore i ribelli hanno preso l’isola di Perim, che divide in due il canale d’ingresso meridionale del mar Rosso, e sono passate sotto controllo Houthi anche Grande Hanish e Piccola Hanish, le ultime due isole dello stretto rimaste in mano alle forze governative sostenute dall’Arabia Saudita. Parlando con il New Arab un funzionario governativo, rimasto ovviamente in condizioni di anonimato, ha ammesso: “Abbiamo perso tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale.” Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree insiste che la navigazione dello stretto resta “sicura” per tutte le navi — tranne quelle saudite, che sono sottoposte al blocco annunciato a luglio, di cui scrivevano ancora ieri. Fino alla settimana scorsa per far rispettare il blocco gli Houthi dovevano affidarsi a missili e droni, ora possono usare anche sistemi a gittata più corta, avendo effettivamente il controllo dello stretto. (Associated Press / the New Arab)
Nel frattempo, l’Arabia Saudita è stata costretta a chiudere l’oleodotto East–West, vettore principale usato per aggirare il blocco dello stretto di Hormuz. L’infrastruttura, lunga 1.200 km, collega i giacimenti della costa del golfo al porto di Yanbu, sul mar Rosso, e negli ultimi mesi permetteva il trasporto di 4–5 milioni di barili al giorno, pari al 4–5% dell’offerta petrolifera globale. L’oleodotto è stato colpito giovedì da droni partiti dal governatorato iracheno di Maysan, al confine con l’Iran, dove fanno base milizie sciite alleate di Teheran. Riad non ha identificato i responsabili dell’attacco, ma ha denunciato attacchi multipli, definendo la chiusura una “misura precauzionale.” Baghdad ha destituito il comandante militare responsabile della provincia, aperto un’indagine e chiuso temporaneamente la frontiera di Shalamcheh con l’Iran; l’Arabia Saudita ha rinunciato per ora a una rappresaglia, pur riservandosi “tutte le misure necessarie” per la difesa dei propri interessi. L’oleodotto era stato costruito, negli anni Ottanta, proprio per cercare di limitare i rischi presentati dallo stretto di Hormuz. Il risultato è che non c’è più una vera rotta alternativa attraverso cui far passare il petrolio: attraverso l’oleodotto Riad riusciva ancora a esportare circa un terzo dei propri volumi precedenti all’aggressione di Stati Uniti e Israele. Qatar, Kuwait e Bahrein sono ormai effettivamente esclusi dal mercato. (Reuters / Middle East Eye)
Quanto sia grave la situazione è dimostrato dal cambio di tono di Mohammed bin Salman: a luglio il governo saudita aveva assicurato a Washington di poter affrontare gli Houthi senza un intervento statunitense, e chiedeva soltanto maggiori pressioni economiche sull’Iran. Giovedì il principe ha telefonato alla Casa bianca — due volte, vogliono i retroscena — per chiedere attacchi militari statunitensi contro il movimento yemenita. Trump per ora, avrebbe rifiutato, limitandosi ad offrire intelligence e assistenza nell’individuazione di obiettivi da colpire. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, si è recato in Arabia Saudita per colloqui con le autorità locali. Riad ha chiesto di essere salvata da una guerra che per anni ha sostenuto di poter vincere da sola, e Washington non vuole aprire un altro fronte diretto — in un momento in cui ormai non si riesce più a nascondere quanto l’apparato militare statunitense sia in difficoltà. (Reuters / the New York Times)
Secondo Andreas Krieg, del King’s College di Londra, gli Houthi non hanno le capacità amministrative per mantenere a lungo un blocco completo di Bab el–Mandeb. La loro vittoria dimostrerebbe soprattutto quanto fosse sopravvalutata la coalizione sostenuta dai sauditi. Ma in realtà, come nel caso di Hormuz, non serve che il blocco sia strettissimo: all’Iran basta che compagnie di navigazione e assicurazioni considerino troppo rischioso il mar Rosso perché i costi aumentino e i volumi diminuiscano. L’incertezza è sufficiente per creare una fortissima pressione economica su tutto il mondo. (Al Jazeera)