L’autunno caldo è appena iniziato
La politica italiana non sa ancora come fare i conti con questa nuova stagione di proteste. Tra le altre notizie: il Programma alimentare mondiale non ha piú i soldi per sfamare Gaza; 13 anni dopo, cosa si sa dell’omicidio di David Rossi; tutta la storia del caso della spia saudita di OpenAI
La politica italiana sta ancora cercando di fare i conti con quanto successo nel fine settimana, in particolare a Milano. Oggi si terrà un consiglio dei ministri in cui il governo cercherà di produrre qualcosa, di concreto o di facciata: probabilmente verranno inviati dei militari a Milano, il governo ne vorrebbe altri 500, almeno— quelli che già ci sono, evidentemente, non bastano. Fa notare il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che “perché abbia un senso, abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè tre mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito.” Non si capisce comunque perché i militari dovrebbero essere più bravi delle forze dell’ordine civili a gestire l’ordine in piazza, visto che queste sono — o dovrebbero essere — formate appositamente per questo scopo: forse si spera nel timore della divisa? La misura, insomma, sembra proprio un tentativo di salvare la faccia. (il Fatto Quotidiano / la Repubblica)
Certo, non si può dire che le forze dell’ordine abbiano fatto una figura eccellente nel fine settimana: oltre alla solita violenza eccessiva esercitata sui manifestanti, la polizia è stata colta ancora più di sorpresa della politica dalle dinamiche di piazza. Questo ha molto a che fare con la natura poco organizzata della rivolta di questi giorni, che si è mossa fuori dai canali della consueta organizzazione politica — e dunque non è stata possibile nemmeno l’attivazione di canali sottobanco per cercare di contenere le manifestazioni. Fa notare il Post che “il consenso intorno a queste iniziative è stato spontaneo, pulviscolare, attraverso la ricondivisione di contenuti sui social con hashtag apparentemente innocui, o col semplice passaparola su gruppi Telegram nati con le finalità più disparate (musica, calcio, moda). Sono forme di aggregazione ordinarie, telematiche e non, che non vengono controllate con attenzione dalle agenzie di intelligence.” Ma è lecito utilizzare i servizi dello stato per spiare in modo preventivo le azioni dei cittadini, soprattutto se incensurati o minorenni? (il Post)
Senza dubbio rimane il dato politico: a Milano si sono viste centinaia di persone, soprattutto giovanissime, che sentono di poter trovare un canale di espressione politica solo nell’antagonismo frontale con le forze di polizia — e, si può dire, con quelle del capitale. Molti di loro si sentono esclusi da un futuro che semplicemente non si sentono nemmeno di poter sognare e spesso, se sono di origine straniera, questa rabbia sociale si interseca con la xenofobia di cui sono vittime quotidiane. Fa notare Valerio Renzi su Jacobin che “in termini generali non c’è niente di nuovo, ma è un fenomeno nuovo per l’Italia, dove non avevamo fino a oggi assistito a sommosse urbane guidate da giovani razzializzati o di seconda generazione. E di questa novità è bene essere consapevoli, perché non scomparirà dalla scena politica. È qui per restare. Perché proprio Bologna, Milano e Torino? Io penso perché i giovani di seconda generazione e razzializzati sono figli soprattutto di settori di classe lavoratrice meglio integrati che altrove, e per i quali la differenza di prospettive rispetto ai ragazzi indigeni ha un peso ancora maggiore.” È bene ricordare però che la maggior parte dei fermati per gli scontri di Milano — più del 75%: 3 su 4 — sono italiani e non stranieri. “In piazza abbiamo visto una disponibilità al conflitto anche da parte di giovanissimi che hanno vissuto la loro socializzazione politica negli ultimi anni, dove l’orizzonte della guerra si è fatto sempre più minaccioso, insieme alla crisi climatica e alla rabbia per aver assistito al genocidio in Palestina mentre i loro governi non muovevano un dito.” Secondo Renzi, “non ci sono servizi d’ordine o appelli alla nonviolenza che funzioneranno, perché c’è un pezzo di società che a oggi trova solo questo linguaggio per esprimere il proprio dissenso, perché con tutta probabilità è l’unico che ha a disposizione per farsi prendere sul serio.” Secondo quanto riporta il manifesto, questo è anche uno degli stati d’animo prevalenti tra chi ha partecipato alle manifestazioni e agli scontri, oltre alla sensazione che non sia finita qui — anche se, conclude Renzi, “credo però anche che rimarrà deluso chi andrà a cercare in quelle piazze il soggetto rivoluzionario da trasformare in avanguardia per guidarlo, quanto chi da oggi racconterà che l’insurrezione permanente è dietro l’angolo.” (Jacobin, dietro paywall / il manifesto, dietro paywall)