Serve repressione, dice Sala insieme a tutti gli altri
Milano si prepara al prossimo round di proteste, e ormai si parla apertamente di “repressione.” Tra le altre notizie: l’Iran è pronto per la prossima fase della guerra; si allarga l’inchiesta sul ponte sullo stretto; e il primo festival statunitense di microdrama, a New York
Ieri si è tenuta in Prefettura a Milano una riunione del fronte della repressione — un titolo che tutto sommato si può definire come rivendicato dai presenti e che pare del tutto bipartisan. Ieri il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha detto che “prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni.” La ricetta di Sala è “più forze di polizia, più integrazione tra le forze e, per quanto riguarda noi, lo schieramento di tutte le forze disponibili della polizia locale, credo 300 persone. È chiaro che la polizia locale non è che fronteggia i manifestanti. La polizia locale aiuta a portare in questura i fermati, daremo la possibilità di utilizzare anche i nostri droni, quindi sarà di supporto, ma all'interno di questa regola di ingaggio tutta la disponibilità che abbiamo la metteremo in campo. I fermi devono essere fatti, devono continuare a essere fatti. Il numero ufficiale credo che sia di 343 fermati, il 20% milanesi e un altro 20% stranieri.” Il problema, per Sala, ovviamente è il benessere dell’economia dello shopping nella città-vetrina: “Bisogna evitare la psicosi del dire ‘chiudiamo i negozi,’ perché è troppo rischioso per una città come Milano.” (ANSA)
In città alla fine arriveranno 500 paracadutisti della Folgore — se ve lo state chiedendo, certo, proprio la formazione che già una decina di anni fa era sospettata di una forte tendenza all’estrema destra — che però, come anticipato, non avranno fortunatamente poteri di polizia. Sala non vuole “rischiare di essere ambiguo: non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari, avranno un ruolo anche dinamico. Umanamente c'è una parte che deve essere di repressione e di controllo, e poi bisogna cercare tutti insieme di capire come porre mano a un problema generazionale che è molto evidente.” Il timore, comunque, è che sabato si possa assistere a una nuova edizione degli scontri in città, visto che a quanto pare le autorità italiane non hanno alcuna intenzione di affrontare questo “problema generazionale” o sociale in modo costruttivo. Come la pensa ad esempio la Cgil, il principale sindacato italiano? Così: ieri ha pubblicato un post in cui si dice che “Le distruzioni, gli atti di vandalismo e i saccheggi sono atti inaccettabili, da condannare, che non possono avere nulla a fare con il dissenso, la libertà di espressione e la protesta sociale,” chiamando una manifestazione per ieri in piazza della Scala. Ieri Vannacci ha detto che “li andremo a prendere uno per uno nelle case,” suggerendo l’uso di proiettili di gomma e unità cinofile contro i manifestanti. Vorremmo riportarvi anche le dichiarazioni sull’accaduto dei leader dell’opposizione, Conte e Schlein, ma i due hanno evitato come la peste di prendere posizione — gli unici balbettii sono arrivati da Fratoianni di Avs, che l’altroieri ha detto che “Nessuno sposa le violenze, bisogna però anche capire quello che sta succedendo, perché siamo di fronte a una generazione che in modo del tutto inedito, senza soggettivazione politica apparente, senza piattaforme, senza meccanismi di convocazione noti, esprime una rabbia che pare, diciamo, priva di ogni di ogni coordinata politicamente leggibile.” (Vice News, 2016 / Cgil / Ansa / il Sole 24 Ore)
Ieri la repressione è arrivata anche a chi, nella parte meridionale dell’Italia, protestava contro il carovita e in particolare contro il caro carburanti. Il ministro Lollobrigida, interessato in quanto le proteste riguardano anche molti trasporti di frutta e verdura, sostenendo che “C’è qualcosa che uno può facilmente evidenziare andando a vedere il curriculum vitae dei leader, spesso, delle manifestazioni di protesta, il che non incide sulla qualità delle istanze dei cittadini,” mentre il ministro Urso ha detto si sta procedendo con l’identificazione dei responsabili dei blocchi; e che per i blocchi stradali sono previste “conseguenze penali anche detentive.” Almeno da ieri, in realtà, alcuni blocchi sembrano essere stati rimossi, ad esempio quelli in Sicilia — ma non è così semplice: nonostante il Comitato trasportatori siciliani abbia detto che le consegne sarebbero dovute ripartire da ieri, ma le carenze nei supermercati del sud potrebbero durare ancora qualche giorno a causa della natura del mercato e della situazione sempre instabile. (il Fatto quotidiano, dietro paywall / il Fatto Quotidiano / il Post)