Secondo atto
Il Movimento 17 ottobre si preara a una seconda giornata di proteste, cercando di scansare la repressione. Tra le altre notizie: il governo israeliano prepara il lockdown della Cisgiordania, la fine della saga del trasferimento della Statale di Milano, e la proposta di “nazionalizzare” BioWare
Oggi, probabilmente, sarà un’altra giornata di proteste, anche se la loro entità e la loro natura non è ancora chiara. Il fantomatico Movimento 17 ottobre, comparso dopo le manifestazioni della scorsa settimana, ha adottato una tattica più agile dopo che le forze dell’ordine hanno annunciato di blindare le piazze che erano già state “prenotate.” I luoghi di ritrovo infatti verranno resi noti solo oggi nel primo pomeriggio, e saranno tre per ogni grande città coinvolta. Il movimento ha dichiarato tre punti generali: nessuna fiducia in istituzioni e governo, nessuna fiducia per le strutture politiche classiche, tutela dalla repressione di stato e dai fascisti. (il Post / Open / RaiNews)
La repressione di stato, appunto: le formazioni politiche, in particolare quelle di destra, continuano a fare a gara a chi la spara più grossa. Ieri Salvini ha detto che toglierebbe “tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare.” Nel mondo reale, i fatti raccontano un’altra storia: l’aumento del ricorso alla carcerazione minorile può aggravare i problemi che, a parole, si vorrebbero risolvere. In particolare aumentano i rischi connessi alla salute mentale e aumentano anche quelli di recidiva. Cose che al governo piacciono, visto che ad esempio tra il 2023 e il 2024 i detenuti negli istituti minorili sono aumentati dell’31%, con il consumo di psicofarmaci che è cresciuto mediamente del 41%. (il Fatto quotidiano, dietro paywall / il Fatto Quotidiano / Ragazzi dentro, Antigone)
Nel frattempo, Hub for defenders, che offre supporto legale e operativo a manifestanti alle prese con la violenza delle forze dell’ordine, ha raccolto molte storie di ragazzi trattenuti sabato dalla polizia, spesso senza nessun fondamento che non fosse quello della profilazione razziale. Domani riporta ad esempio queste storie: due ragazze di 14 anni “hanno raccontato di essere rimaste in questura per 7 ore senza telefono, documenti o cibo. Secondo le testimoni, alla richiesta di poter contattare i familiari, un poliziotto le ha derise: ‘Piangi, piangi. Chi vuoi, la mammina?’ Una ragazza di 15 anni è stata arrestata negandole l’assistenza legale fino all’udienza di convalida. Tra le chiamate anche segnalazioni di percosse: un manifestante ha infatti affermato di essere stato picchiato da sei agenti in via Broletto il 17 ottobre e trattenuto 12 ore in questura senza primo soccorso né avvocato. Nel referto effettuato il giorno dopo vi sono evidenze di ematomi su tutto il corpo, sull’occhio sinistro con emorragia congiuntivale e una ferita al sopracciglio. Un ragazzo minorenne il 17 ottobre in Duomo è stato immobilizzato a terra con un ginocchio sul collo e colpito. In questura gli agenti avrebbero ignorato le richieste del giovane di essere soccorso. Dopo il rilascio, in ospedale gli sono stati diagnosticati un trauma cranico con emorragia cerebrale e traumi al braccio e al collo.” (Domani, dietro paywall)