Le minacce di repressione non fermano le proteste

Nonostante le minacce e le violenze, le proteste continuano anche in Italia. Tra le altre notizie: la polizia francese ha ferito gravemente altri due manifestanti, il lentissimo percorso verso un programma delle opposizioni, e come mai il cervello umano è piú grande di quello degli scimpanzè

Le minacce di repressione non fermano le proteste
Proteste a Torino il 17 ottobre. Dominio pubblico: Vene14

Come previsto, ieri è stata una giornata di manifestazioni in tutta Italia. Si sono tenuti cortei e dimostrazioni virtualmente in tutte le grandi città: la situazione più rilevante e problematica probabilmente si è riscontrata a Bologna, dove i manifestanti hanno organizzato delle barricate, danneggiando alcune vie, e la polizia ha attaccato con cariche e idranti. Alcuni cittadini si sono frapposti tra le forze dell’ordine e i manifestanti ingaggiati per cercare di fermare le violenze, mentre almeno un ragazzo è stato portato in ospedale in ambulanza. Come riporta il Post, la polizia ha reagito con estrema violenza: “In un momento in particolare la polizia ha provato una manovra a tenaglia, molto pericolosa, caricando l’inizio e la fine del corteo e lanciando lacrimogeni a chi stava in mezzo” — la polizia di Bologna si sta guadagnando la fama di essere più spietata di quella torinese, dato che solo negli ultimi mesi hanno usato idranti su un corteo in cui c’erano anche donne e bambini e ha fatto perdere un occhio a un ragazzo a cui ha sparato un lacrimogeno in faccia. A Roma si sono tenuti altri scontri ed è stato brevemente occupato il Colosseo, così come a Torino, anche se di entità che sembra inferiore a quella di Bologna. Le proteste a Milano sembrano essersi svolte senza grossi momenti di tensione, anche se la polizia nel corso della giornata ha fermato persone di origine straniera a caso, trovando — a suo dire — dei ragazzi in possesso di materiale utile a coprirsi il viso. Secondo Meloni, è stata “garantita” la sicurezza. (Corriere della sera / Roma Today /  il Post)

Ieri è stato anche arrestato un giornalista freelance accusato di essere la mente dietro al Movimento 17 ottobre, che si era creato dopo le prime manifestazioni della scorsa settimana. L’indagato si chiama Youssef Siher, ha origine marocchine e ora è indagato per istigazione a delinquere aggravata — tutti i giornali mainstream fanno notare con soddisfazione che è addirittura anche un “attivista propal.” Siher ha lavorato presso Ispi e il Fatto quotidiano, e il ministro della Difesa, Crosetto, ha detto che avrebbe “frequentato il gotha dell’intellighenzia italiana, e si sono visti i risultati.” Aveva in effetti pubblicato delle affermazioni che non piacciono al ministro, dicendo che “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso,” e che “Non rinunciamo a scendere in strada. Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati.” Il governo ha tutta l’intenzione di esibire l’arresto di Siher come un grande risultato sicuritario, ma non è chiaro quanto sarà influente sulle dinamiche di piazza — probabilmente poco, visto che la natura del movimento che si è sviluppato finora è completamente non verticistica, come si è visto anche nell’organizzazione delle piazze di ieri. Inoltre un gruppo di estrema destra chiamato Der Einzig, che si definisce “fronte intellettuale anticomunista” e di lavorare “Per l’Occidente, per la razza bianca, noi resistiamo,” ha diffuso i dati personali di altri organizzatori del Movimento 17 ottobre. (il Fatto quotidiano / il manifesto / il Sole 24 Ore)

Intanto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha rilasciato un’intervista pubblicata sull’edizione cartacea del Corriere in cui prova a smussare un po’ le cose più problematiche che aveva detto nei giorni scorsi, dicendo di non aver mai detto che il carcere di massa per i minorenni è la soluzione alle proteste. Secondo Nordio, “Mi sono ricordato che le Br sono iniziate così: utilizzando la protesta operaia e dei giovani” — ovviamente parlare di “terrorismo,” in Italia ancora più che altrove, è un modo per giustificare qualsiasi azione da parte dello stato e delle forze dell’ordine. In ogni caso, ha dato anche delle vere e proprie buone notizie, dichiarando che alla fine di questo governo si dovrebbe ritirare, tornando a vita privata a Treviso “dai miei gatti.” (Open)