Trump punta tutto sul razzismo
Trump ha promosso Stephen Miller, architetto delle deportazioni di massa, a capo dello staff. Tra le altre notizie: continua l’emergenza morbillo negli Stati Uniti, l’assalto dei carabinieri all’agrario di Firenze, e la fine della produzione del Cybertruck
Dopo la disfatta umiliante alle elezioni di metà mandato, Trump ha deciso che il problema non è l’indirizzo politico, ma non averlo applicato in modo abbastanza duro: Stephen Miller sarà il nuovo capo dello staff della Casa bianca, al posto di Susie Wiles. Wiles era considerata la principale artefice della vittoria di Trump alle presidenziali di due anni fa. Miller, già responsabile del divieto d’ingresso dai paesi a maggioranza musulmana e della separazione delle famiglie al confine durante il primo mandato, avrà ora un controllo ancora maggiore sull’accesso al presidente, sulle informazioni che riceve e sulle decisioni dell’amministrazione. Si tratta di una scommessa che si sa già essere al ribasso: due anni fa Trump vinceva sì su una piattaforma razzista che prometteva deportazioni di massa, ma proprio la gestione di quella campagna ha reso la questione politicamente irricevibile — e un aspetto negativo per i repubblicani, secondo gli exit poll di pochi giorni fa. Slate ricorda che Miller ha contribuito a organizzare l’operazione di Minneapolis in cui gli agenti federali hanno ucciso Renée Good e Alex Pretti, per poi diffamare le vittime, accusandole di essere terroristi e assassini. Secondo un retroscena di WIRED, Trump ha attribuito privatamente a Wiles la responsabilità della sconfitta e ha scelto Miller anche in vista delle indagini del nuovo Congresso democratico. La promessa di collaborare con l’opposizione si accompagna così alla nomina di un uomo che ha descritto i democratici come “un’organizzazione terroristica domestica.” (the Guardian / Slate / WIRED)
Dentro la Casa bianca, intanto, molti cercano la propria via d’uscita. MS NOW ha raccolto le testimonianze di funzionari ed ex funzionari che descrivono morale basso, telefonate per cercare un altro lavoro e, per alcuni, il consiglio di procurarsi un avvocato per precauzione. Trump continua a incolpare i candidati repubblicani — molti dei quali scelti da lui in persona — mentre dedica tempo ai cantieri della sala da ballo e della Reflecting Pool. Un ex funzionario, ancora in contatto con lo staff, sostiene che l’agenda MAGA sia ormai irrecuperabile. La distanza dalle preoccupazioni degli elettori è evidente: secondo il sondaggio elettorale dell’Associated Press citato da Axios, circa due terzi ritengono che le politiche di Trump abbiano alimentato l’inflazione. All’angolo, Trump per ora sembra voler provare a raddoppiare, e la promozione di Miller potrebbe rafforzare anche Pete Hegseth, suo stretto alleato — e altrettanto impopolare: il segretario alla Difesa resta sotto attacco per la guerra in Iran persino tra i repubblicani. A PBS il presidente repubblicano della commissione di vigilanza della Camera James Comer ha dichiarato: “Non abbiamo idea di quale sia la strategia per andare avanti con l’Iran.” Non esattamente una rassicurazione da parte del partito che quella guerra la sostiene ancora. (MS NOW / Axios / PBS)
Guardando intimorito al proprio futuro, JD Vance sta cercando una via d’uscita dalla guerra. Sempre secondo Axios, da 2 settimane il vicepresidente partecipa personalmente ai colloqui indiretti con Teheran, attraverso la mediazione di Pakistan e Qatar, per ottenere un nuovo cessate il fuoco e riaprire i negoziati sul nucleare. Vance avrebbe scritto al segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezai, e parla quasi quotidianamente con i mediatori. In questi giorni si è sì parlato di organizzare un incontro tecnico diretto tra statunitensi e iraniani — ma non si è ancora riusciti a vedersi. Vance aveva già partecipato alle trattative che portarono al memorandum di giugno, rapidamente infranto dagli stessi Stati Uniti. Venerdì Trump ha parlato anche con l’emiro del Qatar, ma la diplomazia procede insieme agli attacchi: nelle scorse ore l’esercito statunitense ha condotto un bombardamento sull’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, sostenendo di aver colpito obiettivi militari. Sullo stesso fronte, l’esercito iraniano ha rivendicato l’abbattimento di un drone MQ-9. (Axios / the New Arab / the Guardian / Middle East Eye)